Corte Conti e caso Paltrinieri: Zappaterra difende la Provincia – INTERVISTA

paltrinieri

La corte dei conti accusa, la presidente della Provincia si difende. Al centro della contesa l’assunzione, avvenuta nel luglio 2009, di Manuela Paltrinieri a capo di gabinetto della provincia, carica che mantenne fino a marzo 2013.

In quel periodo le furono pagati 226mila euro di retribuzioni, che la procura regionale della corte dei conti dell’Emilia Romagna considera illegittimi. L’incarico attribuito a Manuela Paltrinieri era infatti, secondo la Corte dei Conti, di tipo dirigenziale e del livello più alto; ma la Paltrinieri, non essendo laureata, non aveva i requisiti per riceverlo.

Quindi, citazione in giudizio per la presidente della provincia Marcella Zappaterra, per una parte degli assessori di giunta, la responsabile delle risorse umane di allora e per il segretario generale dell’ente. Oggi la presidente della provincia risponde alle accuse, contestando – in un a nota firmata anche dagli assessori Bellotti, Ferri, Nardini e Bellini, l’interpretazione che la corte dei conti ha dato del ruolo di Manuela Paltrinieri nell’ente provincia. “Non era una dirigente” dice la Zappaterra.

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La nota integrale della provincia di Ferrara

“Rigettiamo le accuse della Corte e siamo assolutamente convinti di non aver causato alcun danno erariale alla Provincia.

Le obiezioni che ci vengono rivolte sono sostanzialmente due: la prima riguarda la mancanza da parte di Manuela Paltrinieri di un titolo di laurea, e quindi la relativa impossibilità a svolgere un ruolo da dirigente, e la seconda riguarda il compenso corrisposto.

La prima non trova alcun conforto nella disciplina legislativa e regolamentare di riferimento che non impone che la scelta del Capo di Gabinetto debba riguardare un soggetto in possesso di un titolo di laurea, essendo occorrente sicura capacità ed esperienza professionale consona alla natura e alla peculiarità dell’incarico. E la Paltrinieri queste caratteristiche le aveva.

zappaterra paltrinieriInoltre l’incarico dato non prevedeva che tra le competenze dell’incaricata ci fossero quelle proprie delle figure dirigenziali. Era chiaro il ruolo ausiliario di supporto della collaboratrice rispetto ad una figura di vertice dell’Ente, secondo quanto prescritto dalla vigente disciplina.

Infatti, nell’incarico dato si recita di sovrintendere, assistere, agevolare, svolgere attività di supporto ecc., e mai si fa riferimento a ruoli di gestione o direzione. Il fatto che non avesse alcun potere di firma ne è la dimostrazione lampante.

Circa la seconda obiezione, la normativa prevede deroghe a quella legislazione contrattuale di riferimento e la ratio di tale deroga è proprio riconducibile alla aticipicità e peculiarità della figura in questione, quale soggetto organicamente non inquadrato ed a cui sono conferite mansioni che per la loro peculiarità richiedono una flessibilità e disponibilità anche in termini di impegno orario non riconducibile all’ordinario ed ad un compenso economico coerente.

Va detto chiaramente che queste figure di supporto agli organi di direzione politica, sono contemplate dall’ordinamento degli Enti Locali, il quale ordinamento ha previsto dei rapporti di lavoro costruiti su base fiduciaria che la Magistratura in più occasioni ha ritenuto assolutamente legittimi.

Infine ci preme segnalare che ogni atto assunto dalla sottoscritta e dalla Giunta è sempre stato supportato da pareri positivi sulla legittimità e le regolarità espressi dai tecnici tenuti a renderli. Anche loro peraltro sono chiamati in causa, ma sono certa che sapranno far valere le loro ragioni”.

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