Cosa vedrebbe Ariosto se aprisse gli occhi oggi – INTERVISTA SCANSANI

Nella penultima giornata della mostra a Palazzo dei Diamanti, “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, l’incontro questa mattina nell’Aula magna “Campana” di Palazzo Turchi di Bagno, con cui Stefano Scansani , direttore della Gazzetta di Reggio Emilia e già direttore de La Nuova Ferrara, in un garbato e dotto intervento dal titolo “Noi siamo Ariosto”, ha tracciato una sorta di itinerario geografico della vita del poeta, assunto come testimonianza di una matrice psichica profonda del temperamento dei ferraresi.

A presentare il relatore, Stefania De Vincentis, curatrice per il portale MuseoFerrara del cantiere “La città di Ludovico Ariosto”, dottoranda in scienze umane all’Università di Ferrara.

Reggio Emilia, dove nacque, Ferrara, dove visse e compose la maggior parte delle sue opere, capitale del Ducato Estense, città amatissima e vera patria, ma anche Mantova, centro del potere dei Gonzaga, dove Ludovico lesse a Isabella d’Este le prime ottave del suo poema in fieri e dove più tardi fu colpito dal male che ne causò la morte: si è mossa fra queste città la biografia poetica di Ludovico Ariosto, tracciata questa mattina da Stefano Scansani nell’incontro a Palazzo Turchi di Bagno, incontro che ha preceduto la visita alla mostra “Che cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, promossa da Ferrara Arte a Palazzo dei Diamanti in occasione del 500° anniversario della prima edizione dell’Orlando Furioso.

Un itinerario pieno di curiosità sulla vita privata dell’Ariosto, con cui Scansani, direttore de la Gazzetta di Reggio, già direttore de la Nuova Ferrara, nel penultimo giorno di apertura della mostra, ha voluto contrapporre il mondo reale del poeta, compreso in prevalenza in una ristretta area dell’Italia settentrionale del ‘500, alla vastità del mondo narrato nel Furioso e attraversato in lungo e in largo dai personaggi che lo popolano. Sedentario per vocazione, come tanti ferraresi, ha sottolineato Scansani, Ariosto era in grado di spaziare con l’immaginazione dalla terra alla luna, dal regno del Catai, ai campi di battaglia fra Mori e Franchi, dalle selve ai castelli arroccati su monti inaccessibili.

Da mantovano, condotto per ragioni professionali, prima a Ferrara, poi a Reggio, Scansani ci ha fatto conoscere case, piazze, teatri, di Reggio e di Mantova: “Non siate egoisti, ha ripetuto fra il serio e il faceto, non vogliate l’Ariosto tutto per voi!”. Tuttavia non ha nascosto che in cima ai desideri del poeta quando si allontanava da Ferrara, c’era un solo desiderio, quello di tornar alla parva domus di contrada del Mirasole, alla famiglia, alla sua città .

Un omaggio, quello di Scansani, a Ferrara, ma anche ai ferraresi, che grazie a questo dotto e spiritoso intervento, si sono potuti forse identificare nel ritratto a due facce del poeta: da un lato la placida sedentarietà della gente di pianura, sempre un po’ passiva, dall’altro, una ricchissima e straordinaria immaginazione in grado di convivere con l’ amore per la vita appartata fuori dalle grandi traiettorie del mondo. Il tutto condito da un inguaribile tendenza al fai da te, che se fece diventare Ludovico Ariosto l’editore di se stesso,  può essere visto come l’imprinting di una virtù, (accentrare su di sé diverse abilità e funzioni ) che è al tempo stesso un limite tipico dei ferraresi d’oggi, ovverosia la difficoltà di condividere onori ed oneri di un’impresa comune.

Ci voleva un non ferrarese, amante di Ferrara, per scoprirlo? Forse sì. E allora, grazie Stefano!

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