Covid 19: il rischio di un’Italia divisa fra vecchi e giovani

L’attacco alle responsabilità dei giovani nei confronti del contagio è venuto da più parti in questi mesi di pandemia,  ai primi di agosto il direttore regionale dell’Oms per l’Europa Hans Kluge in un’intervista alla Bbc, ha definito i giovani responsabili dei nuovi piccoli e grandi focolai di coronavirus, che, dopo una generale riduzione dei contagi, si andavano accendendo in tutta Eropa, complici movide, viaggi, assembramenti nei luoghi di villeggiatura.

In ottobre in Italia l’intervento di un artista – guru come Adriano Celentano su facebook  ha messo in guardia i giovani dalla superficialità di chi negava il pericolo, invitandoli a mettere le mascherine e a rispettare il distanziamento. Dopo l’estate, mentre le scuole, dopo una faticosa riapertura,  tornavano a chiudersi , soprattutto, si è detto, per colpa dei trasporti che favorivano l’assembramento degli  studenti, ad essere messi sotto accusa, sono stati i pranzi e le cene natalizie.

Ma davvero vogliamo condannarci a questo modo di procedere? Possibile che dobbiamo continuare a litigare fra aperturisti o filo lockdown, in attesa della sospiratissima libertà promessa dai vaccini, messi a punto in anticipo dai ricercatori,  ma che purtroppo tardano ad arrivare?

Nessuno aveva pensato che se non si fosse provveduto in tempo a fare accordi sulla loro produzione e distribuzione nel mondo, e soprattutto che se non ci si fosse preparati a  dotare ogni paese di una sufficiente dote di dosi, è proprio qui che saremmo arrivati? A  questo punto sta alla politica e alle imprese farmaceutiche organizzarsi x correre ai ripari, dribblando, se possibile, il nuovo rischio delle varianti del virus.

Ma intanto noi cittadini dovremmo evitare di metterci gli uni contro gli altri: un’Italia divisa  tra anziani che accettano responsabilmente i sacrifici imposti dalle misure di contrasto alla  pandemia e giovani che antepongono alla sicurezza loro, di genitori e nonni, comunque  dei più anziani il divertimento,il lavoro, le relazioni sociali, è un luogo comune che non giova a nessuno.

I risultati di un sondaggio condotto in  aprile 2020 su più di 6000 individui intervistati in 6 paesi (circa 1000 individui per paese) e pubblicato a maggio sulla rivista Covid Economics, dice che i giovani più degli anziani hanno manifestato  effetti psicologici negativi durante il lockdown, come mancanza di sonno,  solitudine, ansia stress,  conflitti con amici e familiari, noia.

Un risultato confermato dallo  studio di due pediatre Rachel I.S. Cohen e Emily A. Bosk, pubblicato sempre a maggio 2020 sulla rivista Pediatrics, che ravvisa in molti  giovani un grado elevato di vulnerabilità rispetto al cambiamento di vita imposto della pandemia.

Eppoi ci sono le conseguenze economiche del Covid-19, che secondo L’ultimo rapporto dell’OCSE, del luglio 2020, sono state più pesanti  per i giovani per ciò che concerne l’occupazione.

Molti di loro sono impegnati in attività di spettacolo, cultura, accoglienza divertimento,  settori fra i più colpiti dalla crisi, come d’altronde confermato  per l’Italia dall’Istat, che individua nei giovani e nelle donne i lavoratori più penalizzati e quindi più esposti ad una maggiore riduzione dei propri redditi e consumi.

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