Covid 19: non basta il vaccino, servono cure precoci a domicilio – VIDEO

“La pandemia non si ferma”, scrive  sul Quotidiano sanità. It Nino Cartabellotta,  presidente della Fondazione Gimbe, che  in questi giorni registra il progressivo incremento dei nuovi casi con inversione di tendenza di tutte le curve. “E’ la conferma dell’inizio della terza ondata e anche se i nuovi casi fra il 3 e il 9 marzo sono cresciuti meno  rispetto alla settimana precedente (questa settimana +18,2% a fronte del +33,2%),  secondo il monitoraggio della Fondazione GIMBE crescono i decessi (2.191 vs 1.940). il numero dei positivi (478.883 vs 430.996), delle persone in isolamento domiciliare (453.734 vs 409.099), i ricoveri con sintomi (22.393 vs 19.570) e le terapie intensive (2.756 vs 2.327).

Sono dati che, se giustificano la stretta delle misure di contenimento, non fanno presagire nulla  di buono su come ridurre a breve la pressione sugli ospedali e sulle terapie intensive, soprattutto dopo il rallentamento inevitabile della campagna di vaccinazione, dovuta allo stop di Aifa sulle vaccinazioni con Astrazeneca.

Nel corso della prima ondata si è riconosciuto a più riprese che  la crisi degli ospedali, sotto pressione per i ricoveri a getto continuo, era la inadeguatezza della sanità territoriale, con  medici di Medicina Generale il più delle volte senza mezzi per curare a domicilio evitando il rischio contagio.

Ma  che cosa si è fatto in questo anno e mezzo per rinforzarla? Esiste ad oggi un protocollo che suggerisca ai medici di famiglia quali terapie adottare per  tenere il più possibile al domicilio i malati Covid? con quali mezzi diagnostici seguirli? al di là delle Usca che compiono al meglio il loro lavoro, ma sono certamente in numero inferiore alle necessità

Fra i numerosi protocolli di cure domiciliari che sono apparsi in questi mesi per  curare la malattia,  andando oltre il rigido protocollo del ministero basato su paracetamolo e vigile- attesa, (protocollo Remuzzi, protocollo Bassettiprotocollo lombardo ) anche il protocollo stilato dai medici afferenti al gruppo Facebook #terapiadomiciliarecovid19 , presieduto dall’avvocato Erik Grimaldi , gruppo di cui  Tar del Lazio ha accolto “ l’istanza cautelare promossa nei confronti del Ministero della Salute e di Aifa, con riferimento alla nota Aifa del 9 dicembre 2020 contente i “principi di gestione dei casi Covid-19 nel setting domiciliare”, che prevede nei primi giorni di malattia la sola “vigile attesa” e la somministrazione di fans e paracetamolo o dell’eparina ma solo per gli allettati. Il Tar del Lazio in sostanza ha ritenuto giusta la richiesta dei medici “di far valere il proprio diritto/dovere, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza”,

Sulla necessità di curare a domicilio tempestivamente i pazienti si è  battuto, fin dai primi mesi della pandemia, il prof. Luigi Cavanna, primario di Oncologia dell’ospedale di Piacenza, ormai noto in tutto il mondo, complice anche una copertina sul prestigioso Time grazie al  suo modello di cure precoci domiciliari

In una recente intervista al Corriere.it  l’oncologo piacentino si è detto  “Preoccupato della possibile terza ondata, che, probabilmente, ha aggiunto,  affronteremo ancora senza armi.”

Dalia Bighinati

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