Emergenza covid, come Ferrara si sta preparando alla nuova ondata

Si è riunita oggi la prima conferenza socio sanitaria territoriale di Ferrara con le nuove direzioni delle aziende sanitarie ferraresi.

Un’occasione per fare il punto sull’emergenza covid, in città e in provincia.

La sanità ferrarese sarebbe più sicura e organizzata, rispetto alla primavera scorsa, nell’affrontare una situazione di emergenza covid eventualmente grave come quella di aprile scorso; non ci saranno chiusure di attività sanitarie e sospensioni delle prestazioni ambulatoriali come avvenuto sette mesi fa quando, tra marzo e giugno scorsi, vennero procrastinate 87 mila prestazioni, il cui recupero è ancora in atto, saremmo a quota 86 mila.

In questa nuova fase dell’emergenza coronavirus, l’ospedale di Argenta, come gli ospedali di comunità di Bondeno e Copparo, saranno covid free, l’unica struttura covid hospital, insieme agli ospedali di Cona, Lagosanto e Cento, sarebbe l’osco di Comacchio, attivabile solo in caso di emergenza grave.

Dal 4 novembre prossimo, poi, se l’Istituto superiore di sanità darà il via libera, a Cona inizierà la sperimentazione della terapia anti-covid con il plasma iper-immune nel reparto di Malattie infettive del Sant’Anna, inserito tra i quaranta centri sperimentali a livello nazionale. Infine, in caso di approvazione del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, detto anche fondo salva-Stati, al centro del dibattito politico nazionale, diverse decine di milioni di euro dovrebbero ricadere sulla sanità ferrarese.

Questo è emerso e di questo si è parlato durante la Conferenza socio-sanitaria di Ferrara presieduta martedì mattina dal sindaco della città, Alan Fabbri, e alla presenza di tutti i sindaci e sindacati estensi, in cui sono intervenute le due nuove direzioni delle aziende sanitarie, per il Sant’Anna, Paola Bardasi e per l’Usl Monica Calamai.

Stiamo ancora assumendo personale sanitario (ad esempio, a Cona sono 145 le persone assunte con l’emergenza covid, assunzioni che andranno avanti anche nel 2021) e i dispositivi di protezione personale ci sono nei magazzini” rassicura Calamai dell’Usl.

In questa nuova fase emergenziale, l’azienda Usl vuole potenziate la rete domiciliare per gestire i pazienti affetti da covid nelle proprie abitazioni. Gli ospedali però, affermano entrambe le aziende sanitarie, sono pronti a reggere l’urto di un eventuale recrudescenza del numero dei nuovi casi. Da martedì scorso, a Cona, sono aumentati i posti letto per accogliere i casi sospetti e accertati di covid. In terapia intensiva, a mercoledì a metà giornata, solo un posto letto su 11 disponibili è occupato e in caso di scenario più critico, i posti letto da 11 crescerebbero a 28. “In questo momento la presenza di pazienti affetti da covid negli ospedali è un po’ più alta rispetto l periodo precedente ma il fenomeno è contenuto” dicono le aziende sanitarie.

Capitolo Mes, “auspichiamo che i fondi arrivino ma è solo un’ipotesi” ha specificato Calamai.

Entro due settimane la conferenza socio sanitaria dovrà dare delle priorità ai progetti finanziabili nel ferrarese con un eventuale arrivo di risorse dal Recovery fund. Due i miliardi di euro previsti per la Regione Emilia-Romagna, con ricadute sul territorio ferrarese di diverse decine di milioni di euro.

Tra i progetti proposti dall’azienda Usl e dell’azienda Sant’Anna, potenziare la telemedicina e la teleconsulenza con una diagnosi più accurata grazie all’intelligenza artificiale, e poi investimenti nell’innovazione e un’evoluzione del fascicolo sanitario elettronico. Tra i vari progetti previsti a Cona finanziati dall’ipotetico sblocco del Mes, un nuovo padiglione a cinque piani da 13 milioni di euro per potenziare l’attività chirurgica e avere nuovi posti letto e 5 milioni di euro per un nuovo magazzino farmaceutico da tre mila metri quadri. Su questo punto, Cristiano Zagatti, segretario generale Cgil Ferrara, ha espresso perplessità sostenendo che “se si investe sul mattone e non sull’organizzazione sanitaria sprechiamo un’occasione incredibile”.

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