Ferrara: Covid 19, i pazienti guariti in riabilitazione al “San Giorgio” di Cona – INTERVISTA

L’emergenza Coronavirus ha avuto ripercussioni anche sul Centro di Riabilitazione S. Giorgio a Cona che ha dovuto fare i conti con alcune criticità.

Le molte attività svolte hanno risentito di limitazioni e misure imposte per evitare la diffusione ed il contagio.

Una sfida sopratutto data la particolarità del lavoro in riabilitazione, dove è previsto un contatto diretto e prolungato tra pazienti ed operatori, e dove la durata dei ricoveri, nelle persone colpite da grave cerebrolesione o ictus, o gravi politraumatismi, è spesso molto elevata, anche di diversi mesi.

Intanto molti pazienti usciti dalle terapie intensive ed ora guariti da Covid-19 necessitano di una riabilitazione, sia motoria che polmonare. Sono più di trenta i pazienti usciti dai Reparti Covid positivi in carico al Centro di Riabilitazione S.Giorgio a Cona: si tratta sopratutto uomini, di età compresa fra i 50 ed i 65 anni. Alla loro riabilitazione è stato dedicato un team specifico di professionisti “E’ una malattia con risvolti clinici molto complessi” spiegano le responsabili dei reparti dell’Ospedale S.Giorgio che annunciano anche una possibile rete provinciale, da organizzare sul territorio, con cure anche domiciliari

L’emergenza Coronavirus ha avuto ripercussioni anche sul Centro di Riabilitazione S. Giorgio aziendale, che ha dovuto fare i conti con alcune criticità. La molteplicità delle attività svolte all’interno del Centro di Riabilitazione S. Giorgio, nelle sue degenze e diverse articolazioni organizzative, ha infatti risentito delle limitazioni e misure imposte per la prevenzione della diffusione e contenimento del contagio.

I PRIMI GIORNI DELL’EMERGENZA. Le criticità maggiori si sono verificate per la sospensione a partire dai primi giorni di marzo delle attività riabilitative di day -hospital e degli ambulatori di II e III livello che sono svolte all’interno della Riabilitazione presso il Polo ospedaliero di Cona, e dedicate a persone con esiti di gravi patologie neurologiche, come ictus, sclerosi multipla, Parkinson, Sclerosi Laterale Amiotrofica, traumi cranici, o a pazienti oncologici, e delle attività effettuate presso il Laboratorio di Analisi del Movimento e presso la Neuropsicologia Riabilitativa, che hanno visto il venir meno dei programmi di valutazione e trattamento indirizzati a persone con disturbi del movimento e del cammino, spasticità o con gravi disturbi cognitivo-comportamentali. Molto spesso si tratta di prestazioni di alta specialità, che utilizzano apparecchiature sofisticate e tecnologicamente avanzate. A queste attività accedono molti pazienti provenienti non soltanto dal territorio ferrarese e provinciale, ma anche dalla regione e da tutto il territorio nazionale. Fino ad ora sono stati sospesi appuntamenti per oltre 200 visite ambulatoriali, e valutazioni e trattamenti per circa 120 pazienti. Al di là di quest’impatto indubbiamente negativo, trattandosi di tipologie di pazienti con quadri clinici complessi, spesso con fragilità, pluripatologie o di età avanzata, la scelta di lasciare a casa queste persone, ne ha rappresentato in parte una tutela, per la maggiore esposizione al contagio di questi pazienti

LA RIABILITAZIONE A FERRARA NON SI È FERMATA. Proprio nell’ottica di garantire risposte e percorsi il più possibile “sicuri” per i pazienti con bisogni riabilitativi, si è optato per una separazione dei flussi, mantenendo l’attività ambulatoriale rivolta alle urgenze ed i relativi trattamenti presso la Cittadella S. Rocco, dove è distaccato il Modulo di Attività Ambulatoriale, con medici e fisioterapisti dedicati. Oltre ad essere garantita la presa in carico riabilitativa per l’utenza esterna affetta da patologie ortopedico-traumatologiche urgenti, sono state mantenute le prestazioni per i pazienti afferenti ai percorsi terapeutico-assistenziali (PDTA) oncologici (mammella e polmone) e anche l’attività ambulatoriale per la prescrizione e fornitura di ausili ed ortesi. Tutto questo naturalmente adottando attente misure di disinfezione, l’utilizzo appropriatodei dispositivi di protezione, la regolamentazione dei flussi, e il distanziamento necessario per la sicurezza di operatori e pazienti.

MANTENERE L’ASSISTENZA RIABILITATIVA. Il dover coniugare l’esigenza di mantenere l’assistenza riabilitativa ottimale anche ai pazienti degenti, in condizioni di limitazioni e distanziamento sociale è stato un compito sfidante, data la particolarità del lavoro in riabilitazione, dove è previsto un contatto diretto e prolungato tra pazienti ed operatori, e dove la durata dei ricoveri, nelle persone colpite da grave cerebrolesione o ictus, o gravi politraumatismi, è spesso molto elevata, anche di diversi mesi. Si aggiunge che il coinvolgimento dei familiari o dei care/giver è fondamentale in tutto il percorso di cura, tanto più che la tipologia di persone servite presenta spesso problematiche gravi di comunicazione, collaborazione, e disturbi cognitivi e motori che li rendono dipendenti in molte attività quotidiane.

LONTANI MA VICINI. Per far fronte in parte a queste criticità è partito nel mese di marzo e funziona a pieno regime il Progetto “LONTANI MA VICINI”, per consentire, dove possibile, la presa in carico a distanza delle persone in Day Hospital, e garantire
per i pazienti ricoverati la comunicazione tra paziente, famiglia e il team dei professionisti della riabilitazione, secondo quanto previsto dal progetto riabilitativo individuale delle persone accolte. Questo progetto di “riabilitazione e comunicazione a distanza” utilizza software di teleconferenza ed è stato elaborato da un gruppo multiprofessionale composto da fisiatra, fisioterapista, terapista occupazionale, logo pedista e psicologa e coinvolge tutti i professionisti della riabilitazione.Per ridurre l’impatto negativo sulle persone in Day Hospital con problematiche motorie un fisioterapista dedicato si collega con il paziente per consulto, per monitoraggio funzionale e per proporre esercizi attivi di mantenimento da eseguire al domicilio, contrastando così anche l’isolamento dei pazienti e famiglie. Per le persone con problematiche cognitivo-comportamentali, vengono effettuate dalla logopedista sedute di teleriabilitazione cognitiva, con collegamenti anche di più volte la settimana. Sinora l’adesione al progetto è buona, con 17 pazienti su 46 persone afferenti al Day Hospital.

I RICOVERI SONO PROSEGUITI. L’emergenza COVID fortunatamente non ha comportato un dimensionamento e trasformazione delle degenze di riabilitazione intensiva; e questo ha consentito di poter continuare a ricoverare persone con gravi cerebrolesioni, ictus e gravi patologie disabilitanti, dando risposta adeguata ai bisogni di riabilitazione dei pazienti e delle loro famiglie, anche se, relativamente ai ricoveri, si è verificata una riduzione di quelli da fuori provincia e extraregione; questo anche per una limitazione negli accessi dettata dalla necessità di governare il potenziale rischio di diffusione dei contagi, nel periodo della massima emergenza nazionale.

All’interno delle degenze UMR e UGC sono stati necessari però in queste settimane adeguamenti anche di tipo organizzativo, per poter garantire la completa sicurezza e prevenire la diffusione del contagio In questo senso tutto il personale, medici, infermieri, OSS, fisioterapisti, logopedisti e psicologhe hanno svolto un gran lavoro. Sono stati riorganizzati alcuni spazi sia all’interno dei reparti che delle palestre per le attività riabilitative. Sono state rimodulate le attività di palestra per ciascun paziente rispettando i bisogni riabilitativi e le regole di prevenzione del contagio.

Attenzione particolare è stata posta alla disinfezione, e così si è potuto continuare anche con trattamenti riabilitativi innovativi con l’utilizzo di sistemi robotizzati per il recupero dell’arto superiore o del cammino. Vi è stato anche un utilizzo appropriato e puntuale dei dispositivi di protezione secondo le indicazioni aziendali. Tutto questo ha consentito sinora di mantenere i reparti di riabilitazione liberi da casi di infezione da COVID, e questo è un bellissimo risultato, data la fragilità delle persone ricoverate. Si è lavorato a pieno ritmo sull’attività delle visite fisiatriche e sul trattamento
riabilitativo nei reparti per acuti dell’azienda, garantendo il pronto ricovero nei reparti di riabilitazione UMR e UGC di persone ad esempio affette da ictus o da importanti problematiche ortopediche.

LA RIDUZIONE DELLA PRESENZA DEI PARENTI. Un’altra problematica che si è dovuto affrontare è stata la riduzione drastica della presenza dei familiari all’interno dei reparti di degenza, l’Unità di Medicina Riabilitativa e L’Unità Gravi Cerebrolesioni (UMR e UGC). Il progetto “lontani ma vicini” ha coinvolto anche le persone ricoverate nei reparti UMR e UGC, non autonome o con gravi cerebrolesioni acquisite. Attraverso l’installazione di postazioni di videochiamata anche nelle aree di attività riabilitativa e con la dotazione di tablet e smarthphone è stata facilitata la comunicazione a distanza con i familiari con l’aiuto del fisioterapista, logopedista, e il coinvolgimento anche della psicologa. Grazie alla telecomunicazione i familiari sono stati costantemente coinvolti anche nell’aggiornamento dei programmi di trattamento, in particolare per le persone meno autonome e più fragili, nell’ottica di continuare il coinvolgimento della famiglia al progetto.

Attualmente sono inseriti nel progetto 17 pazienti su 70 degenti. Infine vengono svolti a distanza i consueti incontri tra team e famiglia e le riunioni interne al team che coinvolgono i diversi professionisti. L’accesso dei familiari nei reparti, nelle fasce orarie consentite, è stato poi monitorato in sicurezza con l’utilizzo anche di rilevatori di temperatura all’ ingresso, con l’intervento di un infermiere dedicato e tutti i familiari sono stati dovutamente informati e sensibilizzati sui corretti comportamenti da adottare.

Purtroppo abbiamo dovuto sospendere altre attività che fanno parte del progetto riabilitativo come l’attività sportiva, in collaborazione con il comitato paraolimpico, con chiusura consensuale dello sportello dedicato. Lo stesso per l’attività scolastica per i ragazzi ricoverati nell’ambito del progetto “Scuola in Ospedale”, per le attività di musicoterapia e per i progetti di valutazione e reinserimento professionale presso la Città del Ragazzo di Ferrara. Sono state sospese anche attività di tipo ricreativo e socializzante nelle aree comuni, che pure sono importanti per i pazienti ricoverati lungo il percorso di cura. Queste limitazioni hanno rappresentato certamente un impoverimento per tutto il settore della riabilitazione

SENSO DI RESPONSABILITA’. Pur nelle difficoltà c’è stato un gran senso di responsabilità e collaborazione da parte di tutti gli operatori, e anche di pazienti e famiglie; e questo conferma l’ottica che da sempre agisce e caratterizza il Settore di riabil itazione dell’Azienda, quella del coinvolgimento delle famiglie, della condivisione degli obiettivi e dell’attenzione particolare alle condizioni di maggior debolezza. Il clima si è così mantenuto molto sereno.

RIABILITAZIONE E PAZIENTI COVID. Come pure è stata implementata l’attività riabilitativa, sia da parte del medico fisiatra sia da parte dei fisioterapisti, nei confronti dei pazienti affetti da infezione COVID e ricoverati nelle degenze del S. Anna. Per questo compito abbiamo dedicato un team specifico di professionisti, per garantire la piena sicurezza di tutti ed una continuità nella presa in carico, andando incontro ai bisogni individuali dei singoli pazienti già all’interno dei reparti.  Nelle ultime 3 settimane sono stati visitati circa 40 pazienti con infezione COVID. Per coloro che hanno superato l’infezione con negativizzazione del tampone, e che presentano necessità di riabilitazione, sono stati anche individuati percorsi specifici, come anche il ricovero presso il reparto Unità di Medicina Riabilitativa, in cui sono stati dedicati alcuni posti letto. Questo per garantire una piena risposta ai bisogni di questi ammalati, che escono da lunghe degenze in reparti intensivi, con quadri di marcata affaticabilità, astenia, allettamento e anche con problemi neurologici motori e cognitivi. Attualmente nel nostro reparto sono stati ricoverati 6 pazienti, che fortunatamente stanno recuperando.

IL FUTURO. Prevediamo però che la popolazione di pazienti con necessità di riabilitazione di diversa intensità andrà aumentando nelle prossime settimane e ancora per alcuni mesi, anche sulla base delle esperienze di altri colleghi che lavorano in zone di maggior emergenza, e dei recenti lavori scientifici internazionali e italiani al riguardo. In merito ai protocolli di trattamento riabilitativo, stiamo stilando una serie di esercizi da potersi effettuare anche al domicilio o in autotrattamento anche nei reparti per acuti, per i pazienti più collaboranti, sulla scorta di quanto già avviene in altre realtà.

Sottolineiamo come in questi mesi si stiano sempre più implementando iniziative su tutto il territorio nazionale, per garantire la risposta ai bisogni riabilitativi anche a distanza, e questo sia per le persone disabili in forzato isolamento a casa, sia per coloro che escono dall’esperienza dell’infezione. La stessa Società Scientifica di Medicina Fisica e Riabilitazione si è fatta promotrice di alcune di queste iniziative.

Guardando al futuro stiamo già lavorando in questi giorni per prepararci ad una riapertura graduale delle attività ora bloccate, non appena sarà consentito, e abbiamo già stilato una road map per poter garantire, l’accesso dei pazienti, regolamentato, sicuro, attraverso l’utilizzo diversificato degli spazi, controlli clinici all’ingresso, predisposizione di postazioni di pulizia, regolamentazione degli accessi negli orari e giorni della settimana. In questo modo contiamo di poter accogliere nuovamente tutti i pazienti che devono rientrare, nell’arco di alcune settimane, e di riprendere l ’attività completamente, con il minor disagio per l’utenza e le famiglie. Una cosa è certa: nessuno sarà lasciato a casa.

L’emergenza attuale ha posto di fronte a tante difficoltà ma è comunque un’opportunità per trovare soluzioni nuove anche per la riabilitazione; certamente è una grande sfida.

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