Crac Carife, 17 indagati per l’aumento di capitale, bancarotta patrimoniale e false comunicazioni

procuraLa Procura di Ferrara ha inviato 17 avvisi di garanzia nei confronti di chi nel 2011, massimi dirigenti e membri del cda di Carife, avallò scelte e decisioni che portarono a raccogliere 150 milioni che avrebbero dovuto rilanciare una Cassa in quegli anni in assoluta difficoltà.

L’atto – riferisce la Nuova Ferrara – è stato notificato per invitare gli indagati agli interrogatori davanti ai magistrati titolari dell’inchiesta, i pm Barbara Cavallo e Stefano Longhi. Tra i quattro capi d’accusa contestati (gli altri sono false comunicazioni sociali alla vigilanza, cioè a Bankitalia, falsi in prospetto e aggiotaggio) compare per la prima volta quello di bancarotta fraudolenta patrimoniale, perché l’aumento di capitale – questa l’ipotesi rubricata – fu deciso sapendo che non avrebbe risolto le sorti della Cassa di Risparmio. Gli interrogatori sono il preludio all’atto di fine indagine e hanno l’obiettivo, dal punto di vista degli inquirenti, di riscontrare il materiale di prova raccolto durante le indagini.

Se l’inchiesta sull’aumento di capitale è verso la sua chiusura (gli interrogatori ne sono il preludio), la vera indagine sulla presunta mala gestione della Cassa – ricorda il quotidiano – è quella sulla bancarotta fraudolenta aperta pochi mesi fa, dopo il bail-in che ha azzerato tutto.

Bancarotta che si va a sommare all’altra azione giudiziaria, attivata dagli ex commissari, con l’azione di responsabilità, una richiesta danni nei confronti dei 31 ex amministratori e vertici di Carife che si sono susseguiti dal 2006 al 2013, quando Carife venne commissariata: la richiesta è di 100 milioni, scontati, perché la cifra calcolata era di 309 milioni

(Ansa)

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