Cresce la disaffezione al voto. Roma e a Torino premiata la scelta del M5S: due candidate competenti e concrete

03 cresce non votoQueste elezioni amministrative segnano una svolta decisiva nel tradizionale modo di commentare gli esiti elettorali: il ballottaggio non accende più gli animi, ma conferma la disaffezione dei cittadini al voto, tant’è che i sindaci eletti sono il frutto in linea di massima di poco più della metà degli aventi diritto al voto.

Quanto alle scelte, il risultato di Roma e di Torino, ci dice due cose: la prima che agli elettori di queste due grandi metropoli sono piaciuti i volti nuovi e soprattutto i volti femminili delle due elette. Si avverte anche la scelta in favore di candidati estranei all’area del PD, partito di governo, che negli ultimi mesi ha rafforzato come non mai prima l’immagine dell’uomo solo al comando. Anche a Cento il ballottaggio ha premiato la credibilità di un candidato che, come sindaco di Sant’Agostino, ha dato ottima prova di sé nel dramma del terremoto.

Nella politica italiana degli ultimi anni si è perfino abusato della parola cambiamento e di cambiamenti al vertice del governo del Paese ce ne sono stati tanti, anche di frenetici in questi ultimi 5 anni, che sembravano essersi assestati sull’astro nascente di Matteo Renzi giovane leader e realista, pragmatico, deciso nelle riforme e soprattutto nella polemica continua nei confronti degli ex leader del suo stesso partito. Queste elezioni sparigliano le carte del decisionismo renziano, e ci danno due macroindicazioni: la prima riguarda il rapporto elettori eletti nelle città.

I votanti sembrano essersi orientati verso un linguaggio alternativo a quello di Renzi, optando per una visione nuova del futuro delle comunità governate, più vicino alle attese di cittadini duramente provati dalla lunghissima crisi. L’elettorato potenziale è diviso in due opposti schieramenti: da un lato quelli che, comunque, vogliono partecipare alla vita politica, votano e cercano  nuove soluzioni con candidati nuovi ai problemi annosi delle città, e un  elettorato rassegnato, fatto di singoli individui che cercano ciascuno nel proprio particolare, la soluzione ai propri problemi. Una conferma della disaffezione al voto, ma anche, ed è peggio, il ifiuto della politica come interesse per il bene comune nella mediazione fra interessi diversi, ma secondo una gerarchia precisa. L’allarme è doppiamente alto.

Gli elettori sono sempre meno sensibili al canto delle sirene dei candidati che hanno già dato prova di sé, non vogliono nè ottimismo, nè catastrofismo, ma l’impegno ad essere vicini alle problematiche più urgenti della maggioranza dei cittadini, e soprattutto cercano persone in grado di esprimere nuova energia, nuove competenze e una nuova visione della cosa pubblica, come cosa veramente da consegnare alle generazioni future meno dissestata di oggi. Più che di crisi di Partiti, sembra crisi di persone,né la questione sembra di rottamazione anagrafica, ma ricerca di competenze più affidabili.

${DATE}Dove il M5S ha saputo intercettare  questa aspirazione scegliendo candidati credibili ha vinto. E’ una lezione di realismo politico e di chiarezza di vedute, che i partiti tradizionali non hanno avuto, presentando in molti casi i soliti noti, senza capire che una società in frenetica trasformazione richiede per inevitabile necessità persone che parlino nuovi linguaggi, che sappiano cogliere questa esigenza di novità e insieme concretezza. Roma e Torino ne sono il simbolo, incarnato da due giovani donne, preparate, coraggiose, concrete.

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