CSS Ferrara: “Penetrazione covid-19 nelle rsa è bassa”. Le richieste dei sindaci alle autorità sanitarie

conferenza socio sanitaria

“La realtà ferrarese è in una situazione relativamente positiva riguardo al contagio da covid-19 e la penetrazione del virus nelle residenze di assistenza come le case di riposo è bassa e tenuta sotto controllo”.

Questo è emerso questa mattina dalle autorità sanitarie estensi durante la conferenza socio sanitaria di Ferrara presieduta dal sindaco della città, Alan Fabbri e voluta dal primo cittadino estense e dal sindaco di Argenta, territorio che registra i casi più difficili nelle rsa.

Secondo il subcommissario all’emergenza coronavirus a Ferrara e provincia, nonché direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna Tiziano Carradori, sono 76 i ferraresi deceduti, 11 le vittime sul territorio estense provenienti da altre province per un totale di 87 persone.

I numeri del coronavirus sul territorio ferrarese, per il subcommissario e direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna Tiziano Carradori, metterebbero Ferrara in una condizione di favore rispetto ad altre realtà emiliano romagnole. E’ uno dei tanti dati emersi dalla conferenza territoriale socio sanitaria di Ferrara che si è riunita sabato mattina.

Il dato della mortalità nel ferrarese (ovvero il numero dei decessi causa covid ogni mille abitanti) è più basso rispetto alla media regionale. 0,23 i decessi ogni mille ferraresi, in regione è circa il triplo: solo Ravenna, in Emilia-Romagna, ha meno decessi ogni mille abitanti. Un dato su cui si sta riflettendo invece è la letalità del virus nel ferrarese, alta se confrontata col resto della regione, paragonabile a quella di Bologna e seconda solo ai casi più gravi di Piacenza e Parma.

Focus della conferenza le rsa, le strutture più fragili in questo periodo di emergenza dove da aprile, nel ferrarese, è raddoppiata la percentuale dei contagiati. L’età media in queste strutture è di 85 anni, metà di queste assume molti farmaci e ha altre patologie. La situazione più difficile è nell’argentano, nella residenza Manica, il caso più complicato nell’interno dell’intero territorio ferrarese. Qui sette decessi e 44 i contagiati su 65 ospiti totali. Sotto osservazione rimangono le strutture Fiorana, Villa Aurora a San Niccolò e anche le rsa di Poggio Renatico.

Il personale sanitario sono tra i soggetti più esposti al virus. Per questo, si stanno eseguendo centinaia di tamponi da cui emerge che 3 persone su 50 tra il personale sanitario sono risultati positivi. Dati che, secondo il subcommissario, sembrano confermare l’efficacia delle protezioni che si sono prese, e la gran parte dei contagiati tra il personale sanitario sarebbe avvenuto nel primo periodo dell’infezione. Per il direttore generale dell’azienda Usl di Ferrara, Claudio Vagnini, a oggi 8 operatori su 10 sono stati tamponati.

Capitolo processazione tamponi e disguidi fino ad ora registrati. Vagnini ha affermato che le procedure nei centri prima di Bologna e poi di Padova sono andati progressivamente in crisi e hanno prodotto così dei rallentamenti. Nei prossimi giorni la tempestività dei risultati dei test dovrebbe tornare a regime. 120 i tamponi processati al giorno all’ospedale di Cona grazie alla strumentazione donata dall’Ordine medici. L’obiettivo è arrivare a metà giugno senza dover più mandare i tamponi a processare a Bologna e Padova.

Sui test sierologici, invece, il subcommissario invita alla prudenza sulla reale efficacia di questi test rispetto ai tamponi.

Capitolo isolamento domiciliare, è emerso che 11 ferraresi su 100 che vivono con un paziente positivo sono stati infettati, meno della media regionale che è 18 su 100. E prorpio qui si vuole intervenire per spegnere i focolai covid, ritenuti pericolosi come quelli nelle rsa. Per le aziende sanitarie ferraresi, qualora non siano possibili condizioni adeguate di isolamento domiciliare, bisogna adottare soluzioni residenziali alternative come gli alberghi. “Ma alcuni dei pazienti rifiutano questo invito” ha detto Vagnini, direttore che avrebbe ricevuto una lettera dall’avvocato dei condomini che abitano vicino all’albergo ferrarese che sta ospitando 18 pazienti post-covid, condomini che non accetterebbero questa situazione.

I sindaci ferraresi e i sindacati estensi chiedono un piano unico sulla gestione dell’emergenza covid e che non sia su due aziende sanitarie come starebbe avvenendo.

“Non andiamo ognuno per conto proprio” ha risposto il direttore generale dell’azienda Usl, Claudio Vagnini.

Secondo il subcommissario all’emergenza, Tiziano Carradori poi, andrebbe evitato la commistione tra pazienti covid e quelli con altre patologie, obiettivo perseguibile con la trasformazione dell’ospedale di Argenta in un COVID Hospital. Una proposta su cui i sindaci, Andrea Baldini di Argenta in primis, vogliono vederci chiaro.

Fabrizio Toselli, sindaco di Cento, ha chiarito che l’ospedale della città del Guercino deve rimanere covid free, primo cittadino poi rassicurato da Vagnini sulla pulizia del nosocomio.

I sindaci chiedono maggiore chiarezza sull’utilizzo dei test sierologici, “molti cittadini e soprattutto imprenditori ce li chiedono per poter ripartire” dicono all’unisono diversi sindaci tra cui Denis Fantinuoli, sindaco di Comacchio. Primi cittadini inoltre chiedono un’apertura nei confronti dei centri privati per la processazione dei test sierologici, per così velocizzare i controlli.

Alla conferenza hanno partecipato anche i sindacati ferraresi, che hanno chiesto di indire un’altra conferenza socio sanitaria urgente sulla fase 2 negli ambienti di lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *