Da Boston: il consenso scientifico alle scoperte del prof.Zamboni

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La CCSVI esiste e può essere correlata a diverse patologie neurodegenerative, fra cui la sclerosi multipla.

A dirlo è il documento internazionale di consenso sulle malformazioni vascolari, appena pubblicato sul sito della prestigiosa rivista scientifica International Angiology dell’Unione Internazionale di Flebologia (IUP).

A diffondere oggi via web la notizia ,con molta soddisfazione, è l’Associazione CCSVI nella SM, che sottolinea l’assoluta importanza delle certezze presenti in questo documento sia dal punto di vista scientifico che per la comunità dei malati di sclerosi multipla – 65 mila in Italia, in maggioranza giovani adulti -che vede nella scoperta del prof Zamboni una concreta speranza. Sarà molto più difficile, adesso, per chi ostinatamente e ottusamente tenta ancora di farlo, dice la presidente nazionale dell’Associazione, Gisella Pandolfo, negare l’esistenza stessa della CCSVI e l’ipotesi formulata dal prof. Zamboni dell’Università di Ferrara e dal neurologo del Bellaria di Bologna dott. Salvi, della sua correlazione con la sclerosi multipla e altre malattie neurodegenerative.

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Sull’esistenza della CCSVI la comunità degli studiosi delle malattie neuro vascolari non hanno dubbi e si sono infatti espressi in questo senso a Boston, dove nel settembre del 2013 un documento di consenso discusso e votato a dalla  società scientifica più importante, più antica e più numerosa del mondo afferma che che la CCSVI (insufficienza venosa cronica cerebrospinale) esiste, e che si può riscontrare in diverse malattie neurodegenerative, tra cui la sclerosi multipla, come sostenuto dagli studi del prof. Zamboni direttore del centro di malattie vascolari dell’Università di Ferrara e dal neurolo dott. Fabrizio Salvi responsabile del Centro Sclerosi Multipla “il BeNe” dell’Ospedale Bellaria di Bologna .

Il documento, appena pubblicato sul sito della prestigiosa rivista scientifica International Angiology dell’Unione Internazionale di Flebologia (IUP) è il frutto dell’incontro nel settembre scorso, nella città nordamericana, di 2000 delegati di 47 paesi che , sulla base delle evidenze scientifiche scaturite dal lavoro dei ricercatori negli ultimi quattro anni, ha approfondito e dettagliato quanto sul tema era già stato approvato nel 2009 a Montecarlo, e ha raggiunto un consenso sui punti, che confermano in modo definitivo ed eclatante quanto scoperto e indicato a partire dal 2007 dal prof Paolo Zamboni, e da Fabrizio Salvi. La CCSVI esiste e in molte delle sue presentazioni può essere assimilata a una malformazione tronculare dell’apparato venoso Del tutto simile a quelle che si incontrano in altri settori dell’albero vascolare umano come nelle vene Iliache e nel la vena cava.

Per diagnosticarla è meglio utilizzare dei sistemi multimodali che comprendono la pletismografia, l’ecodoppler, la risonanza magnetica venosa, la flebografia con catetere ed infine gli ultrasuoni intravascolari (ndr: si supera così il problema della ‘operatore-dipendenza’, che ha provocato risultati dissonanti in alcuni studi diagnostici. In ogni caso, la stragrande maggioranza degli studi internazionali indipendenti, compresi in tre meta-analisi confermano una significativa prevalenza della CCSVI nella Sclerosi multipla. . Si può riscontrare in diverse malattie neurodegenerative fra cui la sclerosi multipla e può anche essere presente nella popolazione apparentemente sana. . Può provocare delle conseguenze sulla perfusione o ossigenazione cerebrale nonché sul flusso del liquor cerebrospinale.

Un pensiero su “Da Boston: il consenso scientifico alle scoperte del prof.Zamboni

  • 04/03/2014 in 22:06
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    Vi segnalo che non funziona lo streaming di questo servizio.
    Grazie

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