Da Mirabello a S. Felice: 7 giorni dopo

Sette giorni fa, domenica 20 maggio all’alba la scossa che ha provocato crolli e vittime in emilia, fra Bologna Ferrara e Modena. Oggi, domenica 27 maggio, i paesi più vicini all’epicentro del terremoto, continuano a sentire la terra tremare, ma sembrano aver superato l’angoscia dei primi momenti. Quando ci vedono , chiedono di non essere dimenticati, ma rifiutano di farsi protagonisti di una tv del dolore.

Sette giorni fa, domenica 20 maggio all’alba la scossa che ha provocato crolli e vittime in emilia, fra Bologna Ferrara e Modena. Sette giorni fa alle otto di mattina, la gente riversata sulle strada raccontava la paura e cercava un luogo dove stare al sicuro, lontano dalle case, dai centri  danneggiati. Oggi lungo la strada che unisce Mirabello a S. Felice sul Panaro,  all’alba le strade sono semideserte, si vedono finestre chiuse, aree transennate. L’animazione è nei capannoni dove i sacerdoti celebrano la messa e verso mezzogiorno nei centri di accoglienza dove si preparano i pasti per gli sfollati.

Lungo le strade provinciali  i capannoni lesionati, tetti crollati, pareti distrutte accanto a  edifici del tutto  integri almeno all’esterno. Qui le case più recenti hanno tenuto.

A Mirabello alle 8 le sole voci  che si sentono vengono dal capannone di piazza 1° maggio dove fin dalla prima  mattina gli abitanti si riuniscono per la s. messa, il paese ha l’aspetto di un paese fantasma,  come S. Carlo, come S. Agostino.

A  Finale Emilia la rocca è presidiata dai furgoni delle troupe delle tv nazionali, oggi impegnate a riprendere a Bondeno la decapitazione della torre della ciminiera.

Quella appena trascorsa  è stata l’ottava notte agitata per le popolazioni delle località emiliane vicine all’epicentro sismico. Qui sono state avvertite due delle oltre 30 scosse di terremoto che si sono registrate tra la serata di ieri, sabato 26 e la notte del 27 maggio: le più potenti sono state quella delle 23.07, di magnitudo 3.8 (epicentro nel modenese tra Camposanto e San Felice sul Panaro), e quella delle 4.55 di magnitudo 3.2 (epicentro Finale emilia – Sant’Agostino), secondo i dati riportati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Siamo costantemente in allarme ci dicono due signore che abitano nelle vicinanze. Della rocca di finale emilia presidiata dai carabinieri

Decisamente più animata la zona dei giardini pubblici, un bar affollato fa da punto di riferimento dei molti che da una settimana passano la notte in tenda .

Andiamo verso il centro, presidiato da  volontari della protezione civile . incontriamo i  militari dei corpi della guardia forestale. Vengono dalla Toscana. A San Felice sul Panaro, la situazione ci sembra sotto controllo,  arriviamo alle 10 30 a A San Felice Sul Panaro, c’è già più animazione “Non ci sentiamo affatto abbandonati , dice un signore, le voci sono tante, ma noi abbiamo fiducia nelle Istituzioni, che sono state sempre presenti. “

Il pensiero corre subito a Rivara, “il terremoto, dovrebbe aver messo definitivamente la parola fine a quella sciagurata ipotesi”.

A San Felice incontriamo l’onorevole Castagnetti, in visita accompagnato dall’ex  senatore Martini, ex sindaco del Paese. “Un colpo durissimo per la gente e il sistema produttivo, in un momento di crisi già grave. Ma il premier Monti ha visto ed è consapevole. A noi tocca il compito di fare pressione sul governo perché le misure per la ricostruzione siano prese con rapidità”.

Ci spostiamo al  campo  della Croce rossa, circa 360 gli ospiti fatti evacuare dalle abitazioni , qui i bambini giocano a pallone, i cuochi nella mensa del campo sono al lavoro.

Arriviamo a Mirandola a mezzogiorno. Qui troviamo il vescovo di Carpi nel campo della protezione civile del Friuli – Venezia Giulia,  sotto un tendone si è appena celebrata la messa e si stanno allestendo i tavoli per il pranzo di mezzogiorno dal centro della cittadina . Sono venuti in tanti a messa, chi  in bicicletta, chi  in auto: “Dobbiamo stare uniti, abbiamo bisogno anche della nostra reciproca solidarietà “ ci dice una signora, che con il marito torna a casa da messa,”noi siamo stati fortunati”, commenta. “Non siamo in tenda.

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