Dal Giorno della memoria alla paura dello straniero. La conoscenza storica può creare gli anticorpi contro l’indifferenza.

Spunti di riflessione intorno al dialogo racconto di Corrado Augias e Moni Ovadia del 27 gennaio 2021, a Ferrara.

Arrivato a compiere 20 anni, quali risultati si può dire abbia  raggiunto il Giorno della memoria nel far crescere l’attenzione riservata alla Shoah, al genocidio degli Ebrei e all’orrore dello sterminio di massa perpetrato dai nazisti ai danni di altre comunità di persone reputate di razza inferiore, come Zingari e Slavi,  rispetto alla cosiddetta razza ariana?

Il primo risultato è stato proprio la messa al bando, come falso, del concetto di razza e quindi di razza superiore,  da parte della comunità scientifica.

Svuotati di valore scientifico  i fondamenti teorici dei principi di base dell’ideologia nazista della razza, che poteva spiegare in parte l’ossessivo impegno con il quale venne perseguita l’eliminazione fisica degli Ebrei europei, il secondo passo avrebbe dovuto essere  la ricerca delle ragioni dello sterminio perpetrato ai danni di Ebrei, Rom e  Sinti, questi ultimi accomunati dal termine spregiativo di zingari, nomadi, portatori di tare ereditarie, quindi razziali, che li rendevano inferiori al popolo tedesco, o meglio alla cosiddetta razza germanica.

Come si è potuti arrivare allo sterminio di massa e alle crudeltà dei lager, nel silenzio  e nell’indifferenza del popolo tedesco?

Su questo tema  esistono numerose ricerche, i cui risultati non sono ancora riusciti a conquistare la dignità di conoscenza condivisa da coloro che si indignano e piangono sulle immagini e ai racconti delle vittime della Shoa.

Su questo ha voluto richiamarci  Moni Ovadia, in dialogo con Corrado Augias al Teatro Comunale di Ferrara, il Giorno della Memoria di quest’anno,  quando ha chiesto provocatoriamente di cambiare il nome del  “Giorno della memoria” in  “Giorno delle Memorie”. Non per misconoscere, crediamo, l’unicità della “soluzione finale” programmata che portò ad eliminare dalla faccia della terra, assassinandoli, sei milioni di Ebrei europei, ma per indurre ad approfondire le cause storiche, antropologiche, culturali dell’ideologia nazista e suprematista dello sterminio di donne, uomini, bambini etichettati come “ diversi” e per questo considerati inferiori.

Quanti si sono soffermati in questi anni a raccontare  che internamento, deportazione, eliminazione fisica, furono provati prima di tutto sui portatori di handicap fisici e mentali, persone di colore, omosessuali per essere poi attuati su larga scala su intere popolazioni? Ebrei, Rom e Sinti, Slavi?

A ricordarci lo sterminio dei disabili è il progetto T4 di cui ci parla una pagina del sito di Educazione Scuola. Un progetto realizzato con cura minuziosa, che coinvolse molti “civili” nelle pratiche adottate di sterilizzazione, divieto di matrimoni fra disabili, pratiche abortiste, infanticidi, seguiti più tardi dalle pratiche dello sterminio di massa.

Dalla memoria alla conoscenza

Ignorare questi fatti, non approfondirli, impedisce alla memoria di capire la genesi dell’olocausto e degli  orrendi crimini nazisti contro l’umanità.

Il racconto a due voci di Corrado Augias con Moni Ovadia ha sottolineato la necessità di tradurre in studio, ricerca, approfondimento e quindi conoscenza storica, il ricordo privato e pubblico degli orrori della Shoah e dei genocidi nazisti, ma non è entrato nel merito.

Eppure esistono, e sono facili da trovare, per chi voglia farne oggetto di studio, strumenti  che dovrebbero entrare nelle scuole, di didattica della Shoa e delle logiche dei genocidi, che potrebbero davvero aiutare a capire e a mettere in guardia dal rischio di un  ritorno, magari strisciante e in sordina,  di atteggiamenti e politiche, che allora portarono tanti militari a farsi esecutori consapevoli dello sterminio e tanti “bravi” cittadini non direttamente coinvolti nelle pratiche omicide, prima al pregiudizio, poi all’odio, infine all’indifferenza.

Dalla indifferenza alla presa di coscienza

In questi giorni un fatto di cronaca, riportato da diversi  quotidiani e agenzie, racconta di quattro europarlamentari (Benifei, Moretti, Majorino e Bartolo tutti del PD) inseguiti nei boschi tra Croazia e Bosnia dalla polizia croata per impedire loro di raggiungere e visitare il check point che si trova in Bosnia a poca distanza dal confine.

L’accento dei media è stato di stupore e sdegno ”per la prima volta nella storia dell’Unione Europea quattro europarlamentari sono stati respinti senza troppi complimenti dalla polizia”;  annunciando che ci saranno, certamente, reazioni diplomatiche.

Ma i quattro eurodeputati sapevano bene quale sarebbe stato, quasi certamente, l’esito della loro spedizione e tuttavia sono andati perché , andando, hanno, comunque,  ottenuto di accendere i riflettori dell’Europa, ma vorrei dire lo sguardo di tutti noi, singoli cittadini, occupati a ricordare l’olocausto nella settimana di celebrazioni dedicate al Giorno della memoria, sulle condizioni inumane in cui vivono da mesi i migranti della rotta balcanica, stipati nei campi profughi al confine fra Bosnia e Croazia.

Contro l’indifferenza verso ogni forma di crudeltà, razzismo, xenofobia

Non riuscire a collegare l’orrore del passato alla tragedia che si svolge vicino a noi, a cielo aperto, visibile a tutti grazie alle immagini che ci arrivano attraverso i cellulari, ai racconti delle agenzie umanitarie e di inviati coraggiosi, delle migliaia di migranti,  per lo più provenienti dal Pakistan, Afghanistan, Marocco, Iran, secondo i dati della Croce Rossa, per cercare in Europa la possibilità di una vita  migliore, deve metterci in guardia sulle tentazione dell’ipocrisia celata in tanti dei nostri riti memorialistici.

Anche in questo caso serve la conoscenza dei fatti,  una conoscenza oggettiva e attiva, che da noi in questi anni è stata sepolta dall’ideologia della paura dello straniero, il “diverso” per eccellenza del nostro tempo.

Bibliografia minima:

 “Le leggi di Norimberga, La strategia di Hitler,  sul sito di Cittadinanza attiva della Regione Emilia Romagna,

Le “Leggi di Norimberga”, una ricerca a cura di Adriana Lotto, pubblicata sulla rivista telematica DEP – Deportate, esuli, profughe – del Dipartimento di Studi linguistici e comparati dell’Università Cà Foscari di Venezia.

Capire gli stermini. Per una didattica della Shoah, (Pisa, 29 agosto – 3 settembre 2010), realizzata in preparazione del Treno della memoria 2011, dalla Regione Toscana.

Eliminazioni di massa. Tattiche di controgenocidio di Alberto Salza e Elena Bissac, edito da Sperling & Kupfer.

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