Dalla Scuola dell’emergenza Covid 19 alla Scuola del futuro?

La riapertura delle scuole pone anche in Italia l’esigenza di conciliare tutela della salute, diritto allo studio e prevenzione dei rischi economici e sociali prodotti da una chiusura prolungata delle scuole. In molti casi, rispetto ai 17 Paesi dell’UE che hanno già riaperto le scuole, il nostro Paese deve fare i conti con problemi endemici del sistema dell’istruzione, innanzitutto con un lungo  sottofinanziamento. Con la riapertura cambieranno molte cose rispetto al passato, sia per rendere  il ritorno a scuola sicuro, sia, come molti auspicano, per tentare di dare inizio ad un modello innovativo da implementare pensando alla scuola del futuro.

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In Italia c’è voluta la pandemia per mettere a nudo in Sanità in modo inequivocabile l’inadeguatezza del nostro sistema sanitario a far fronte in tempi rapidi alle urgenze del contagio da coronavirus. L’appellativo di eroi, con cui è stato dato atto al personale sanitario degli sforzi immani compiuti per far fronte all’emergenza, tradisce in qualche modo questa realtà, non emersa ancora con la dovuta consapevolezza in tutte le forze politiche.

Oggi a meno di 10 giorni dal rientro a scuola, e meno di un mese dall’inizio del nuovo anno scolastico, deciso dal Governo per metà settembre, le difficoltà che si riscontrano nel rendere le scuole sicure, cioè adeguate alle misure di convivenza fra alunni e alunni e personale scolastico,   imposte dell’emergenza sanitaria, testimoniano che anche la scuola, che ha sofferto negli anni scorsi di tagli importanti e di sottovalutazione politica e pubblica, deve risalire una china ripida per essere in grado di mettersi alla pari  con altri sistemi scolastici dell’Unione europea, che sono riusciti ad affrontare prima di noi senza conseguenze preoccupanti la ripresa delle lezioni, naturalmente in condizioni di una normalità ben diversa dal passato.

La riapertura delle scuole in Italia deve fare i conti con problemi endemici che già rendevano precaria la vita di studenti, docenti, famiglie, a partire dalle strutture in molti casi fatiscenti, dagli spazi angusti, da strumenti didattici inadeguati come ha dimostrato l’esperienza della didattica digitale a distanza.

Per riaprire le scuole sono serviti in questi mesi e serviranno in futuro  investimenti non solo dettati dall’urgenza, ma necessari per creare una situazione stabile di accoglienza migliore e di didattica aggiornata.

Il nostro Paese teme i cambiamenti, li  accoglie con diffidenza, ha poca fiducia nella capacità della sua classe dirigente a pianificare e ad organizzare il nuovo, tende a misurare tutto o quasi con il metro dell’ideologia, con il rischio di scandalizzarsi ad ogni novità.

Certo il compito del Governo, del Ministro Azzolina e di tutto l’apparato scolastico è molto impegnativo, esige la partecipazione collaborativa di tutti, non bisogna infatti dimenticare che la riapertura delle scuole mette in moto molti soggetti.

Scuole aperte significa strutture sanitarie dedicate, adulti che si spostano, spesso con i mezzi pubblici, aumentando la possibilità di diffusione del virus, servizi mensa articolati, famiglie alle prese con nuove disposizioni e abitudini  diverse rispetto al passato.

Significa anche rendersi conto che non tutto è prevedibile, ma che molti disagi e soprattutto il fallimento delle misure messe in atto si potranno prevenire se, alla prima sorpresa o variabile non prevista, non staremo a gridare “al lupo, al lupo”.

La posta in gioco è tale che dovremmo mettercela tutta, tutti, per farcela. Come è accaduto in altri Paesi dell’UE, dove ingressi scaglionati, classi divise a metà in modo da avere circa 10/15  alunni per ogni aula, lavaggio delle mani periodico, mascherine per i più grandi e nei luoghi meno controllabili,  distanze di sicurezza sia in classe che in mensa,in palestra, etc… lezioni e intervallo all’aperto quanto più possibile, sono riusciti nell’intento di non far esplodere i contagi .

 

 

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