Sisma, viaggio nella Certosa e nel tempio di S.Cristoforo

Sono ancora lì i segni del terremoto del venti maggio. Tutto è rimasto come ha lasciato il sisma dopo le 4.04. La parte più antica del Cimitero monumentale della Certosa, il primo claustro della zona Massari, così per la commemorazione dei defunti rimarrà chiusa.

Una struttura bellissima, nonostante si parli di un cimitero, che il sisma però ha ferito profondamente. Lì in quella parte le colonne sono state alzate e poi spostate dalla base e per questo i volti pendono pericolosamente all’esterno e l’accesso ai visitatori non può essere consentito .

Nonostante gli sforzi del Comune che oggi, grazie a un intervento di 150mila euro prelevati da un fondo straordiario, è riuscito ad aprire anche l’accesso centrale, dopo le aree aperte al pubblico a giugno e poi a luglio, il recupero dell’intera area è molto complicato, ha detto questa mattina l’assessore ai lavori pubblici, Aldo Modonesi in una visita di controllo effettuata con il direttore dell’Amsfec, Stefano Lucci, il direttore dei Musei di Arte Antica del Comune, Angelo Andreotti e l’ingegner Giovanni Casadio.

Mancano all’appello circa 900mila euro – ha affermato l’amministratore – che sarà difficile trovare in poco tempo se la gestione commissariale non provvederà a effettuare una norma che eroga denaro anche per chiese e cimiteri danneggiati dal sisma.

A questi si aggiungono altri 400mila euro che servirebbero per il tempio di San Cristoforo. Il terremoto ha colpito soprattutto nella parte meno restaurata della chiesa. Danni notevoli che son ben evidenti nella facciata e nelle cappelle della navata destra. Salva – invece – l’abside dove però il terremoto ha lasciato comunque il suo segno riuscendo a spostare la croce che prima delle scosse era rivolta verso chi entrava.

Qui il primo intervento, spiega l’architetto Natascia Frasson, è quello di mettere in sicurezza la facciata di una chiesa che non conosce pace.

Da un sopralluogo appena effettuato, spiega la professionista, la lesione è profonda e pericolosa. Un altro sopralluogo è dunque previsto a giorni ma prima di lavorare, servirà posare chiodi di resina – spiega ancora l’architetto – affinché la facciata venga bloccata e quindi salvata da altri crolli.

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