Dante a Ferrara, gli studi continuano oltre i 700 anni

Dopo la scoperta dell’autore dantesco ferrarese, che era caduto nell’oblio, Manfredo Manfredini e la pubblicazione dedicata ad Antonio Maria Nardi, illustratore negli anni ’20 della Divina Commedia per ragazzi, continuano – anche oltre la ricorrenza dei 700 anni dalla scomparsa del Divin Poeta – gli studi storici sull’arte dantesca a Ferrara, che avranno riflessi, nel 2022, anche in esposizioni che si terranno in altre regioni.

Molte novità sono oggetto di approfondimento nell’ambito del percorso di ricerca condotto dalla storica dell’arte ferrarese Chiara Guerzi, che ha individuato legami stilistici attribuibili a un presunto Antonio Orsini a cui sarebbe riconducibile la prima Divina Commedia ferrarese che abbia un’attribuzione, databile al periodo di metà 1400. Questa versione del poema fu realizzata su incarico dell’allora Podestà di Ferrara Giovanni Magdalotti ed è oggi conservata alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Pare che l’Orsini per la sua realizzazione si sia ispirato al Codice Obizzi, risalente al primo 400, conservato a Padova.

Il codice prende il nome dal primo probabile committente e possessore, appunto, la famiglia Obizzi, che fu residente proprio a Ferrara, nella zona della chiesa di San Francesco. Di questa opera si è occupato, tra gli altri, il professor Sandro Bertelli,  professore Unife che, tra le altre cose, ha curato, con Mirna Bonazza, già responsabile dei Manoscritti e rari, l’esposizione dantesca alla biblioteca Ariostea. Curiosi i meccanismi che hanno portato a individuare legami tra le opere: a ‘insospettire’ gli studiosi, infatti, sono stati, oltre allo stile calligrafico, anche alcune espressioni idiomatiche ferraresi riportate nel poema dantesco. All’epoca, infatti, non era infrequente che i trascrittori riportassero alcune parole secondo i dialettismi locali.

Tra il miniaturista – ancora anonimo – che realizzò le tavole per l’influente famiglia Obizzi a inizio XV secolo e il calligrafo dell’Orsini, che ne coniò la versione per il podestà Magdalotti, sembrano infatti esserci profondi elementi di continuità e ‘assonanze’ stilistiche e contenutistiche. Intanto il lavoro di scoperta e riscoperta degli autori danteschi ferraresi condotto dallo storico dell’arte Lucio Scardino – soprattutto quelli relativi agli illustratori Manfredini e Nardi – sta avendo riflessi anche oltre il confine emiliano-romagnolo. È infatti notizia di queste settimane che la Fondazione Tancredi Barolo, con sede a Torino, realizzerà, nei primi mesi di quest’anno, una nuova mostra con un ricco catalogo dedicata a Dante nelle illustrazioni per ragazzi, con specifici riferimenti alle opere del ferrarese Nardi, di cui saranno esposte e riportate alcune tavole originali.

“Lo studio condotto da illustri docenti e ricercatori ferraresi ha seminato nuove conoscenze che stanno germogliando anche oltre provincia, portando Ferrara ad essere sempre più riconosciuta nel contesto delle città che più hanno saputo interpretare, rappresentare, approfondire e raccontare la tradizione dantesca – dice l’assessore Marco Gulinelli -. Un percorso, questo, che abbiamo promosso nel 700ennale della scomparsa di Dante ma che intendiamo proseguire anche per il futuro, sostenendo l’intenso e rigoroso lavoro intellettuale e di studio di chi si è messo alla ricerca di cose perdute e dell’ispirazione dantesca nelle opere figlie della nostra terra”.

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