E se il decreto salva–banche venisse annullato per Carife? – VIDEO

fondazione carifeLa Fondazione Carife non è la sola ad aver impugnato il decreto Salva banche contro Bankitalia, il Ministro Padoan e il ministero delle Finanze.

Per BanchEtruria il Codacons, per Carichieti Confartigianato Imprese ne hanno chiesto  l’incostituzionalità nella speranza di mettere in salvo i detentori di obbligazioni subordinate.

Molto più radicale appare, invece, l’obiettivo della Fondazione Carife, che con l’avvocato Fabio Merussi,  ha chiesto l’annullamento integrale del decreto, un provvedimento, che se venisse adottato riporterebbe le lancette dell’orologio a quel fatidico 30 luglio 2015, giorno dell’ultima sofferta assemblea dei soci della storica banca ferrarese. Con il ricorso al Tar del Lazio la Fondazione Carife ha deciso, infatti,  il 30 dicembre scorso di non accettare supinamente quella che ritiene la violazione di un percorso legittimo  tracciato il 30 luglio scorso su proposta degli stessi Commissari di Bankitalia.

Il percorso, che partiva dalla certificazione di un capitale di 11 milioni di euro e riduceva  le azioni  a 27 centesimi l’una, dava, però, speranze di futuro agli azionisti, affidando la quota di maggioranza al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che si era reso disponibile a ricapitalizzare Carife con 300 milioni di euro, mettendola in condizioni di ripartire  in attesa di un acquirente. Un percorso approvato da Bankitalia, che aveva avuto l’ok sofferto di tutti gli azonisti. Se il ricorso della Fondazione, la cui prima udienza è stata rinviata al prossimo 18 aprile,   venisse accolto, azzerando il salva banche, a quali ipotesi aprirebbe? La vecchia Carife non c’è più, né si vorrebbe tornare, ammesso che sia possibile, a quella del 20 novembre, già del tutto logorata  da quattro mesi di attesa e di fuga dei clienti, come ci informa il decreto di insolvenza del Tribunale fallimentare e come dovrebbe illustrare in dettaglio l’attesa relazione dell’ex commissario Blandini.

La situazione che appare ingarbugliatissima, manca, infatti,  di precedenti, non c’è giurisprudenza in proposito e  per questo lo scenario sarebbe tutto da costruire . E’ legittimo ipotizzare a questo punto che se si tornasse a quel fatidico 30 luglio, non basterebbe un risarcimento di 11 milioni di euro per far resuscitare la banca? Noi pensiamo di sì, per questo crediamo che un eventuale risarcimento, che  dovrebbe tenere conto di molti fattori,  presenti anche molte incognite. Ma pensiamo anche che i compratori interessati alla  Nuova Carife, nell’incertezza del futuro, potrebbero davvero prendere la banca per una manciata di milioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.