Denis Bergamini: ancora depistaggi?

Si riuscirà mai a sapere come è morto, o meglio come è stato ucciso Denisi Bergamini? È questa la domanda che la sua famiglia, che non ha mai creduto alla versione secondo cui Denis era morto investito da un camion sotto al quale si era gettato per suicidarsi, si pone ormai da più di 20anni.

“Ora le cose mi sembrano cambiate, e nutro totale fiducia nell’operato degli inquirenti” afferma oggi in una dichiarazione a nome della famiglia Donata Bergamini, sorella di Denis, riferendosi al fatto che la Procura di Castrovillari ha riaperto le indagini sul caso per omicidio volontario. “Ora basta, chi ha nascosto, chi ha omesso, chi ha mentito e chi ha ucciso non può e non deve rimanere impunito.

E’ un nostro diritto sapere come, perché, e chi ha ucciso Denis”. “Noi familiari – prosegue la sorella del calciatore – abbiamo semplicemente chiesto di conoscere la verità, qualunque essa sia, ed è un preciso dovere dello Stato darci una risposta. Dopo oltre 20 anni credo sia il minimo per tutti noi”. In questi giorni il caso è tornato sotto i riflettori soprattutto dopo che il quotidiano “Calabria oggi”, pubblicando una interpretazione della perizia medico-legale eseguita sul corpo di Denis, ha parlato di evirazione e di uccisione per vendetta.

Elementi entrambi smentiti, sia dalla Procura di Castrovillari che dal Medico Legale che allora eseguì la perizia, ovvero il dottor Francesco Maria Avato, direttore dell’istituto di Medicina Legale di Ferrara. “Non ho mai parlato di evirazione” precisava ieri sera Avato intervistato dal Tg2. Nella sua perizia, eseguita 50 giorni dopo la morte di Denis su richiesta della Questura a fronte dello scalpore mediatico suscitato dalla vicenda, questo infatti non c’è.

Ma c’è molto altro, c’è tutto quello che allora, quando venne redatta, fece convincere i genitori di Denis di quello che già sapevano in cuor loro, e cioè che il giovane calciatore non si era suicidato. È lo stesso papà di Denis, sul suo blog, a mettere in fila quelle che chiama “stranezze”. Come ad esempio il fatto che nonostante il brigadiere intervenuto sul posto affermi che il corpo è stato trascinato per 64metri dal camion, di questo nell’autopsia non vi è traccia.

Dall’autopsia, scrive il papà di Denis, risulta una morte avvenuta per arresto cardiaco e dissanguamento con schiacciamento al torace, con una ferita ampia a partire sulla parte destra del bacino restringendosi sino a raggiungere la parte intima, unica parte del corpo lesa, in oltre non esiti di trascinamento e sul corpo non vi sono altre ferite, ossa fratturate o rotte. Non solo, la perizia avrebbe sostenuto che quella ferita al bacino sarebbe stata provocata al corpo già steso a terra.

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