Di quale scuola il nostro Paese avrà bisogno nel dopo covid? INTERVISTA prof. Patrizio Bianchi

“Il problema della scuola italiana non e’  la didattica a distanza”,  a sostenerlo nel suo nuovo saggio “Nello specchio della scuola – Quale sviluppo per l’Italia?”, edito da Il Mulino, e’ il professor Patrizio Bianchi, economista industriale, docente di Economia applicata, già Rettore Unife e per due legislature Assessore alle politiche del lavoro, scuola, formazione, università e ricerca della Regione Emilia Romagna. Da maggio a luglio di quest’anno Patrizio Bianchi ha coordinato il comitato di esperti incaricato di ripensare il sistema dell’istruzione nazionale per il dopo Covid. Un saggio di straordinaria attualità di cui l’autore parla nell’intervista “A tu per tu” in onda sul canale 16 di Telestense e in streaming sul sito telestense.it venerdì 4 Dicembre alle 18.30 e domenica 6 Dicembre alle ore 9.00 e 21.40.

L’ Italia, si legge nel saggio, ricco di riflessioni e di dati,  è il Paese in Europa con i più bassi livelli di istruzione,  i più alti tassi di dispersione scolastica e il più alto numero di Neet, con un divario fortissimo fra nord e sud, ma è anche il Paese che negli ultimi trent’anni è cresciuto di meno.

Sono, dunque, i fatti a testimoniare che non si può parlare di sviluppo senza mettere in primo piano la scuola.

Da sottolineare che buona parte delle riflessionj di questo saggio partono da una domanda implicita, a cui l’autore dà risposta fin dalla premessa, dicendo che la vera ricchezza di una comunità sono le competenze, i saperi, la creatività, lo spirito critico delle persone e che il luogo dove queste doti si sviluppano è la scuola. Un’affermazione che mette in luce l’importanza della scuola per la formazione dell’individuo, a cui Patrizio Bianchi aggiunge che la scuola è anche il luogo dove si struttura la partecipazione di tutti alla vita pubblica. Di qui l’appello ad una scuola dell’uguaglianza, della libertà e della solidarietà, valori imprescindibili della Costituzione repubblicana, da connettere alle necessità e alle risorse del territorio, attraverso una intelligente valorizzazione dell’autonomia.

In questa ottica, per incidere sullo sviluppo del Paese,  bisogna tornare ad investire sulla scuola, sanare il divario fra nord e Sud, recuperare il gap di modernizzazione nella tecnologia digitale, che ha modificato in quest’ultimo decennio il paradigma stesso dello sviluppo industriale e sociale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *