Palazzo Diamanti: ha perso la città

diamanti 2Adesso che succede? l’interrogativo che circola in città sembra non trovare facili risposte.

“Tutto sbagliato, tutto da rifare”? Come avrebbe chiosato Gino Bartali, o ci sono spiragli per evitare di restare prigionieri di un “no” detto all’ultim’ora, dopo che per due anni amministratori, imprenditori, associazioni hanno programmato le loro attività sulla base di un preciso progetto economico – culturale, educativo e turistico?

Adesso resta un solo grande punto interrogativo, ma non si sa chi debba o possa rispondere. Comunque in tempi brevi. Così risponde a caldo Matteo Ludergnani presidente di Visit Ferrara, imprenditore del turismo e consigliere di Ferrara Arte. “Sono amareggiato e arrabbiato, per i due anni di lavoro che si rischia di mandare in fumo.” Effettivamente due anni per avere una risposta dall’amministrazione centrale sono troppi, e, ma soprattutto inquieta il fatto che cambiando il governo debbano andare al macero linee di politica culturale che hanno dato ottimi frutti, insieme alle attività e ai progetti in corso d’opera.

Non c’è logica in tutto questo. Confesercenti in un comunicato parla del limbo in cui ora si troverebbero la città, Palazzo dei Diamanti, le sue mostre.

Forse, azzardiamo noi, la disputa non sarebbe dovuta essere solo fra le elite culturali nazionali, né tantomeno fra schieramenti politici contrapposti. La voce delle imprese doveva farsi sentire prima, e gli stessi intellettuali dovrebbero rendersi conto che Palazzo dei Diamanti non è soltanto uno dei grandi simboli della città d’arte e di cultura, ma è un grande attrattore di turismo e di economia.

Da rispettare, certo, pena la perdita della sua unicità, ma da salvaguardare, potenziandone il ruolo che ha avuto in questi decenni per la città. Tenta una risposta operativa il vicesindaco e Assessore alla Cultura, Massimo Maisto,

La priorità è salvare il finanziamento, dice, che va impegnato entro il 2019. Poi bisogna capire che cosa si possa fare, una volta stralciato dal progetto il padiglione esterno, degli interventi più importanti dell’interno, assolutamente necessari per dare efficienza alla struttura espositiva. A giorni conosceremo nel dettaglio le indicazioni ministeriali, sapremo se si deve partire con i lavori fattibili già a settembre o se si potrà partire ai primi del 2020.

In questo caso si potrà fare la mostra d’autunno inverno, che non era stata messa però in cantiere, pensando di dover programmare per la primavera 2021una grande mostra di riapertura della rinnovata e più attrezzata sede espositiva.

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