Direttiva Women On Boards: in UE la parità di genere nei CDA grandi aziende. E le altre?

Accolta con grande soddisfazione nell’Unione Europea l’approvazione, dopo un blocco decennale, della direttiva sull’equilibrio di genere nei CdA delle grandi aziende. In Italia, nonostante si sia ancora in salita, la legge Golfo Mosca, del 2011, aggiornata nel 2019,  è già arrivata, almeno sulla carta, ad affermare questo diritto. Ma solo  per le aziende quotate in borsa.

Women on boards: MEPs urge ministers to agree a position at last | News | European Parliament

Ieri, martedì  7 giugno 2022, si sono trovati finalmente d’accordo, Parlamento, Consiglio e Commissione europea sulla direttiva che mira a garantire la parità di genere dei consigli di amministrazione delle grandi società dell’Unione . Almeno il 40 per cento degli incarichi da amministratori non esecutivi viene riservato alle donne o in alternativa  il 30 per cento di tutti gli incarichi La direttiva precisa che nel caso in cui ci siano due candidati di generi diversi, a parità di qualifiche, la priorità dovrà essere data a quello femminile. Le società dovranno presentare alle autorità competente, una volta all’anno, informazioni sul percorso in itinere , da completare  entro il 30 giugno 2026. Per chi non si adegua sono previste sanzioni.

Sono tuttavia escluse dalla Direttiva le piccole e medie imprese con meno di 250 dipendenti  che soprattutto  in Italia e in Europa sono la grande maggioranza. L’Italia ha inoltre  una struttura imprenditoriale atipica rispetto al resto dell’Eropa infatti da noi la maggioranza delle imprese attive sono di piccolissima dimensione (da 0-9 addetti), che rappresentano il 95,1 per cento delle imprese attive e  il 44,9 per cento degli addetti. In molte di queste è rilevante la presenza di lavoro indipendente (60,7 per cento), senonchè quanto al valore aggiunto complessivo i si fermano al  27,5 . Il che ci offre un quadro di scarsa competitività del sistema Paese.

Le grandi imprese (250 addetti e oltre) sono lo 0,1 per cento del totale delle imprese, assorbono il 22,4 per cento dell’occupazione e creano il 34,8 per cento di valore aggiunto . A questo si aggiunga che in Italia le grandi aziende quotate in borsa sono poco più di 410, rispetto all’oltre 1 milione 600.000 di PMI attiva, che significa che soltanto una parte minoritaria  di aziende è interessata dall’obbligo della riduzione del divario di genere negli organi di comando.

Dati fondamentali per  affrontare sia il problema dello sviluppo  del Paese sia quello della parità di genere nella leadership.

Dalia Bighinati

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