Donne e lavoro: se il coraggio non basta, basterà il PNRR?

Pubblicato a novembre 2020, in piena 2° ondata pandemica e a pochi giorni dalla Giornata mondiale contro la violenza contro le donne Il coraggio delle donne di Dacia Maraini e Chiara Valentini, edito da Il Mulino , ha acceso i riflettori sui femminismi di ieri e di oggi e riconosciuto nei movimenti femminili una delle eredità più positive del secolo scorso. E’ una tesi condivisa dallo storico inglese Hobsbawm, che definì la rivoluzione femminista  l’unica rivoluzione riuscita del ‘900.

Oggi di fronte ad un Piano nazionale per la ripresa post Covid 19,  che pone fra le condizionalità poste dall’unione europea per la concessione dei finanziamenti, circa 191 miliardi di euro, solo per il next generation, proprio la valorizzazione delle donne nel mercato del lavoro e in tutti i settori della vita pubblica e della società in cui stereotipi duri a morire relegano le donne a ruoli subalterni, impedendo loro la piena autonomia e affermazione di sé, il tema ci sembra di grande attualità.

Dacia Maraini e Chiara Valentini riconoscono lo straordinario coraggio delle donne di ogni tempo per l’affermazione di sé stesse e per i sacrifici compiuti nel cammino di emancipazione e liberazione dopo  millenni di società patriarcali, ma riconoscono anche che  le enormi conquiste in fatto di diritti, in Europa e nel nostro Paese, sono ancora oggi messe in crisi da stereotipi e discriminazioni.

Nessuna conquista, dicono, può essere data per acquisita e invitano le generazioni più giovani a non dimenticarlo.

Oggi le donne non scendono in piazza se non rarissimamente per i loro diritti, ma finalmente  vedono riconosciuta l, proprio dopo la stangata subita a causa di Covid 19 nel lavoro e nella vita domestica,’importanza del loro ruolo nella vita economica e sociale

In economia è la banca d’Italia a dirci che il paese guadagnerebbe diversi punti di Pil se le donne non fossero escluse per circa il 50% dal mercato del lavoro. Ma nel divario di genere in gioco non c’è  soltanto lo sviluppo del Paese, c’è la crisi demografica e c’è la bassa natalità, un dato che secondo le statistiche va di pari passo con la disponibilità di servizi all’infanzia e con l’aumento delle donne sul mercato del lavoro.

Accanto alla richiesta di nidi, cui il Pnrr dà una risposta parziale, c’è anche la richiesta di servizi sociosanitari agli anziani non autosufficienti, di una sanità più pronta a portare le cure a domicilio, infine c’è la necessità di una formazione capillare e a vasto raggio, cioè che non lasci indietro nessuna.

Per entrare nel mercato del lavoro, con un minimo di possibilità di scelta, le donne devono acquisire competenze digitali, economiche, diventare più consapevoli dei loro diritti, rivendicare un diritto alla cittadinanza attiva che ne faccia delle protagoniste consapevoli della comunità.

Riusciranno, ci chiediamo, grazie alla pressione del Piano nazionale ripresa e resilienza su istituzioni e imprese, mondi a netta prevalenza maschile, ad affermare quei diritti che la nostra Costituzione riconosce loro, e i fatti, continuano a negare?

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