Donne in politica: poche e lontane dai vertici 

Secondo i dati di You Trend, solo 5 dei 50 comuni più popolosi sono guidati da sindache e il centrosinistra non sostiene una donna come presidente alle regionali dal 2015. In Emilia Romagna Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia Romagna e candidata più votata alle ultime regionali, guardando al futuro dice: il futuro della sinistra sarà ecologista, femminista, progressista o non sarà.

Il tema delle disuguaglianze di genere in politica è entrato di prepotenza anche nella formazione del governo Draghi, dove 8 ministre si confrontano in Consiglio con  15 ministri. Enrico Letta nuovo segretario nazionale del PD, poco prima del voto che lo ha eletto alla nuova carica, ha riconosciuto che nel principale partito del Centrosinistra esiste un problema nella rappresentanza di genere. E non è soltanto questione di numeri, ma di ruoli di vertice.

C’è una questione Pd, ma è una questione Paese – ha detto Letta-. C’è una quantità di donne straordinarie e bravissime, nel Pd, nelle amministrazioni locali, ma sono sempre un passo indietro, perché il sistema è organizzato con dinamiche di rapporti di forza per cui le donne sono un passo indietro. Nell’anno di pandemia le donne sono la parte che si è indebolita”.

Nella storia della nostra Repubblica, non solo non si contano Capi di Stato e di Governo di sesso femminile, ma si registra una forte carenza di sindaci e presidenti di regione. Un problema che riguarda i partiti prima di tutto, perché parte dalle candidature. Dei primi 50 comuni per popolazione infatti solo 5 sono amministrati da donne: oltre a Roma dove è sindaca Virginia Raggi e a Torino con Chiara Appendino fra i  comuni intorno ai 100 mila abitanti ci sono Piacenza (dove c’è Patrizia Barbieri per il centrodestra), Ancona (con Valeria Mancinelli per il centrosinistra) e Andria ( con Giovanna Bruno, centrosinistra),.

Fra il 2011 e il 2015  nessuna donna è stata eletta sindaca di uno dei maggiori 20 comuni: da sottolineare che  fra i candidati sindaci del centrosinistra non c’era nessuna donna, mentre il centrodestra ha sostenuto solo la corsa di Letizia Moratti (uscente) a Milano e Francesca Zaccariotto a Venezia (sostenuta però solo da Fratelli d’Italia). Cinque invece le candidate del Movimento 5 Stelle.

In generale, come riporta l’Istat, l’85,5% dei quasi 8.000 sindaci in carica sono uomini, un dato che sale sopra il 95% in Campania e “scende” all’80% in Friuli Venezia Giulia.

Situazione simile per i presidenti di regione. Dopo la morte di Jole Santelli è rimasta una sola presidente donna, ovvero Donatella Tesei, che governa l’Umbria per il centrodestra. Anche qui il problema parte però dalle candidature. Il centrodestra ha infatti candidato negli ultimi cinque anni quattro donne, le due elette appena citate più Lucia Borgonzoni e Susanna Ceccardi.

Il centrosinistra negli ultimi cinque anni invece non ne ha candidata nessuna. Nello scorso ciclo elettorale 2011-2015 ne aveva invece sostenute quattro, eleggendo anche la Serracchiani in Friuli Venezia Giulia e la Marini in Umbria (regione che è governata da donne dal 2000).

Eppure elettrici ed elettori non mancano di premiare con il voto le donne, quando ci sono e convincono.Come Elly Schlein attuale vicepresidente dell’ Emilia Romagna che alle ultime regionali, dove si è presentata come capolista della lista “E.R. coraggiosa”, con oltre 22.000 voti è stata la candidata più votata in assoluto in Regione.

 Mentre il  Movimento 5 Stelle ne ha proposte cinque in quest’ultimo ciclo elettorale e altrettante nei cinque anni precedenti, anche se non è mai riuscito a vincere un’elezione regionale.

In sostanza a tutt’oggi in  Italia, dove  il 51,3% della popolazione è donna, la rappresentanza femminile è alquanto lontana da ogni confronto con quella maschile, anche se grazie alla legge Rosato l’attuale Parlamento è quello con la maggiore rappresentanza di donne, il 35,3% degli eletti: nella XVII erano il 30% e nella XIII appena il 10%.

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