Dopo il “porcellum” che fare? – INTERVISTA docente Unife

dopo il porcellum
Paolo Veronesi, docente Unife

“Non è vero che il Parlamento è stato delegittimato o, peggio messo fuori legge, dalla sentenza della corte costituzionale. Si può parlare di un indebolimento politico, dell’attuale parlamento, ma non certa di una sua delegittimazione giuridica”.

Su questo punto, Paolo Veronesi docente di diritto costituzionale dell’Università di Ferrara, è molto chiaro: le sentenze della corte costituzionale non travolgono i rapporti giuridici già esauriti. Quindi, sebbene la Consulta si sia pronunciata ieri per l’incostituzionalità di due aspetti centrali della legge elettorale in vigore, con cui abbiamo eletto il parlamento attuale, quella sentenza non rende il palamento illegittimo: “A patto però – aggiunge Veronesi – che le elezioni siano tutte convalidate entro il giorno in cui la sentenza, probabilmente a gennaio, sarà pubblicata in gazzetta ufficiale e diverrà quindi operativa”

Certo, ammette Veronesi, le valutazioni politiche possono essere diverse, ma questa è un’altra faccenda.

Sulle ragioni per cui la consulta ha emesso quella sentenza, è per ora difficile pronunciarsi: le motivazioni ufficiali verranno diffuse più avanti, ora07 dopo il porcellum c’è solo un comunicato stampa: “Un fatto è certo – dice Veronesi – il premio di maggioranza alla camera dei deputati era già stato oggetto di critica da parte degli studiosi, perché considerato irrazionale”

In pratica, permette alla coalizione vincitrice di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi anche in presenza di una vittoria risicata. Un po’ quello che è accaduto al PD alle scorse elezioni.

Ora quali scenari si aprono? “Sicuramente – spiega Veronesi – la consulta si è preoccupata di non creare vuoti normativi in tema di elezione del parlamento. In pratica, dopo le correzioni apportate (eliminazione del premio di maggioranza, forse reintroduzione delle preferenze) il risultato sarà ancora una legge elettorale applicabile”.

Una legge molto simile al proporzionale in vigore in Italia fino ai primi anni ’90. Naturalmente, la politica conserva la propria libertà di modificarla ulteriormente: ma ne sarà capace?

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