Draghi e i vaccini contro i mali della scuola e una pessima burocrazia.

La scuola in cima ai pensieri del Presidente incaricatodi formare il nuovo governo , Mario Draghi,  è di per sé già una novità storica. Certamente è un messaggio esplicito, relativo all’ordine delle priorità che un Paese che voglia uscire dalla crisi per imboccare la strada dello sviluppo deve darsi.

Di questo siamo davvero grati al futuro Premier e fiduciosi che il suo pragmatismo e la sua conoscenza dei problemi impediscano mosse devianti a chi dovrà eseguire le politiche governative, quindi Partiti e Macchina dello Stato.

Oggi, come osservano i commentatori, è troppo presto per capire quali saranno le misure più urgenti che il nuovo Governo vorrà prendere da qui alla fine dell’anno scolastico e all’inizio del prossimo, per ridurre il gap formativo, causato nei nostri studenti dalla chiusura delle scuole causa Covid 19 e, laddove purtroppo si è verificato, dall’assenza di una Didattica a distanza fatta nei modi dovuti.

Per parte mia vorrei che fossero misure non più emergenziali, ma in grado di delineare un progetto di trasformazione profonda del sistema dell’istruzione, così come abbiamo letto in questi mesi nel saggio “Nello specchio della scuola” edito da Il Mulino, scritto dal prof. Patrizio Bianchi, economista , ex rettore Unife, titolare di una cattedra Unesco in Education, growth and equality (educazione, crescita ed uguaglianza), il quale osserva ad apertura di libro che i mali della scuola italiana risalgono a ben prima della pandemia.

Ci auguriamo che presidi, insegnanti, famiglie, organizzazioni sindacali capiscano che il valore dato alla scuola in questo inizio di “era Draghi”, ovvero nuovi orizzonti della politica nazionale, merita collaborazione e supporto, certamente anche critico, ma non distruttivo.

Si partirà forse dal calendario delle vacanze pasquali ed estive, dalla formula degli esami di Stato e degli scrutini, ma vorremmo fosse per mettere le basi di un solido ancoraggio dello sviluppo del Paese alla crescita culturale e di competenze delle generazioni in formazione.

Se di svolta si potrà parlare, a proposito dell’auspicato (ormai quasi universalmente) Governo Draghi, questa dovrà partire da una nuova centralità delle competenze nel sistema Paese.

La donna /l’uomo  giusta/o al posto giusta/o possono fare  la differenza, se per  “giusto” s’intende  una persona dotata delle capacità, della cultura  e del senso delle Istituzioni necessari a far uscire il Paese dalle sabbie mobili. Non selezionato sulla base dell’appartenenza partitica.

La svolta che i cittadini o la maggior parte dei cittadini si aspettano dal nuovo corso, non sarà per nulla facile. Si tratta, infatti, di introdurre nelle idee e nelle prassi di governo cambiamenti radicali, ispirati a valori e non soltanto a slogan elettorali.

Così dopo la “rivoluzione delle competenze”, servirà la “rivoluzione della chiarezza e della comprensione delle norme e delle modalità della loro applicazione”.

E’ il nodo della burocrazia, che non è soltanto da semplificare, ma da fondare su trasparenza ed onestà,  secondo i principi della legalità e della uguaglianza.

E’  l’ostacolo più complesso, su cui tanti governi e buone intenzioni riformatrici del passato si sono arenati.

Troppo lungo farne una disamina storico-politica appropriata (alla quale invito tutti i volonterosi, suggerendo come punto di partenza La Burocrazia in Italia. Un po’ di storia. Realta’ e prospettive,  Documento di ricerca e studio dell’ l’Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche. Ad essa, “ANQUAP”), ma sono convinta che le Forche Caudine da neutralizzare siano rappresentate dalla macchina dello Stato e dalla Burocrazia, sentita come uno dei “mali” peggiori dell’Italia da chi ( tanti)  incontra ogni giorno centinaia di ostacoli per la realizzazione di un qualsiasi onesto interesse professionale, personale, sociale….

La Burocrazia in Italia va ripensata alla radice per evitare che i difetti endemici che si sono accumulati nel tempo impediscano al sistema Paese, imprese private, servizi pubblici, cittadini,  di operare per la modernizzazione e la crescita.

Rivedere la macchina dello Stato vuol dire fare chiarezza, imprimere velocità, ripristinare un clima di fiducia e collaborazione fra privati e istituzioni pubbliche.

Difficilissimo farlo in piena crisi economico-sanitaria, ma , paradossalmente proprio ora finalmente possibile perché  – come si spera –  nel prossimo futuro ci saranno i fondi UE, necessari  per operare semplificazioni e correggere procedure incancrenite, a partire dai concorsi pubblici !

Al nuovo futuro Premier spetterà il compito di avviare  il processo. Serviranno  donne e uomini giusti, per modellare strutture capaci di abbattere le barriere culturali contro cui si imbatte il nostro Paese, ogniqualvolta tenta di far decollare operazioni finalizzate a implementare uno sviluppo economico coniugato con l’ uguaglianza dei diritti, la coscienza dei doveri e la  necessità di una forte coesione sociale, come prospettive di un mondo meno fittizio per le giovani generazioni.

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