Droga nascosta a Ferrara per rifornire Trento: arrestato grossista – VIDEO

Arrestato un grossista della droga che teneva nascosto a Ferrara grandi quantitativi di stupefacente per rifornire le piazze del Triveneto. Si tratta di un 31enne, nigeriano, pluripregiudicato, arrestato nell’ambito di un’operazione condotta dall’autorità giudiziaria di Trento.

E’ il primo risultato dell’operazione “Predatori”, per la quale l’Autorità Giudiziaria di Trento, ha emesso 12 ordinanze cautelari nei confronti di cittadini della Nigeria ed Italia e 12 decreti di perquisizione, sempre nei confronti di altrettante persone. Uno degli arrestati era residente a Ferrara, pluripregiudicato e punto fermo dell’associazione a delinquere che riforniva di stupefacente che poi veniva immesso nel Triveneto da corrieri nigeriani. L’operazione ha portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento, Rovereto, Verona, Vicenza e Ferrara, gestito da un’organizzazione criminale, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria.

L’indagine ha preso spunto dalle indagini “Bombizona” della squadra mobile di Trento, conclusasi l’ultima l’anno scorso, con l’arresto, in totale, di circa 60 persone ed il coinvolgimento a vari titolo di oltre 100 persone; 4 furono gli arresti in città. Durante le fasi finali di quell’attività, emerse, infatti, una nuova “batteria” di richiedenti asilo che trafficava in stupefacenti. Proprio a seguito di quella prima indagine gli investigatori scoprirono come dietro alle richieste d’asilo si nascondevano alcune persone che avevano quale obiettivo quello di costituire delle organizzazioni criminali volte a favorire traffici illeciti. Nel corso delle indagini è stato dimostrato come lo stupefacente reperito da corrieri fuori provincia, soprattutto eroina e marijuana, era spacciato nelle principali piazze di Trento.

La consorteria aveva, anche, intuito che assoldando tossicodipendenti italiani, grazie alle conoscenze dirette di quest’ultimi, si poteva consegnare la merce agli “amici” in luoghi diversi da quelli soggetti a controllo da parte della polizia. Non solo, quindi, si fidelizzavano i tossicodipendenti provenienti dalle valli, con un prezzo leggermente ribassato, ma si permetteva a questi, di essere certi di non essere oggetto di controlli e del sequestro della “roba” da parte della polizia. La forza del sodalizio che operava principalmente nelle città di Trento e Rovereto, derivava proprio dalla stretta sinergia che intercorreva tra tutti gli associati, che rinvestivano gran parte dei proventi per l’acquisto di nuove partite di droga.

Risultavano, inoltre, vincolati da un legame di mutuo soccorso volto a risolvere i problemi legati alle vicende giudiziari degli affiliati, motivo per il quale utilizzavano parte degli introiti per il pagamento di spese legali.

 

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