Due anni di condanna per il consigliere Lodi

Lodi

Il tribunale ha riconosciuto la colpevolezza del consigliere accusato di corruzione. Per l’accusa nel 2008 prese 4mila euro per far approvare una pratica in commissione consiliare.

Due anni di condanna per corruzione e l’interdizione dai pubblici uffici. E’ la la sentenza per il consigliere comunale di Ferrara, Simone Lodi finito sui banchi dell’accusa per aver preso dei soldi per cambiare in sede di commissione consiliare la destinazione d’uso di un terreno.

La sentenza è arrivata in tarda mattinata dopo un lungo processo che ha portato a una condanna inflitta dai giudici del collegio della prima sezione penale del Tribunale di Ferrara, collegio presieduto da Luca Marini con a latere Attinà e Testoni, che è stata più alta di quanto chiesto dalla pubblica accusa,rappresentata dal sostituto procuratore, Patrizia Castaldini che nel corso della sua requisitoria aveva parlato di un anno e sei mesi.

Il nome del consigliere di opposizione Lodi finì in un fascicolo giudiziario aperto dalla procura di Ferrara per aver preso nel novembre 2008, secondo quanto è riuscita a dimostrare in aula la pubblica accusa, 4mila euro in contanti di tangente per modificare una pratica edilizia e rendere edificabile un terreno agricolo a Fossanova San Marco, di proprietà della famiglia di Alessandro Rizzo, che a sua volta ha patteggiato la pena per aver corrotto Simone Lodi.

“Contro l’imputato ci sono prove che non presentano nessun ragionevole dubbio” ha detto in aula la pubblica accusa, documentando punto per punto tutte le prove raccolte.

Telefonate, intercettazioni ambientali e bancarie e voti in commissione che secondo il pm avrebbero documentato il passaggio di denaro da Rizzo a Lodi.

Una vicenda che è finita davanti ad un tribunale dopo che il fratello di Simone Lodi, Nicola, ha riferito tutto quanto alla procura di Ferrara. Nicola Lodi infatti era un conoscente di Rizzo e per la pubblica accusa è emerso che proprio a Nicola era stato chiesto dallo stesso Rizzo di intercedere nei confronti del fratello affinché abbassasse la cifra richiesta, inizialmente stabilita su 10mila euro.

Un impianto accusatorio che la difesa di Simone Lodi, gli avvocati Aldo e Francesco Andriulli, hanno cercato di smontare pezzo per pezzo senza però riuscire a convincere la corte.

Prima della requisitoria Simone Lodi ha chiesto anche di parlare e con forza ha dichiarato la sua innocenza. “Contro di me sono state mosse accuse inesistenti fondate su un odio che mio fratello prova nei miei confronti ” ha detto il consigliere che proprio sabato aveva annunciato di candidarsi alle prossime amministrative con una nuova lista civica.

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