FIL ROUGE - L’arte di intrecciare fili… a partire dalla famigliaPrimo PianoRagazziStoria

Elogio degli anniversari e la responsabilità di fare memoria.

Il ripasso è l’unico modo, come ben sa chi va o è andato a scuola, per fissare nella memoria quello che si è studiato . Solo quello che resta nella nostra memoria, infatti,  ci permette di conoscere veramente, come dice Dante nella Divina Commedia ((Paradiso, V, 41-42  ” …Apri la mente a quel ch’io ti paleso e fermalvi entro; ché non fa scienza,sanza lo ritenere, avere inteso…).

Questo vale per ogni materia, ma è indispensabile per la Storia, dove i fatti da ricordare sono tanti, i nomi, le date, i luoghi, le relazioni e le concatenazioni possibili. Ma  soprattutto perché la conoscenza storica è la nostra memoria del passato, senza il quale siamo come affetti dalla più terribile malattia della modernità, l’Alzheimer, che provoca la scomparsa progressiva dei dati acquisiti nel corso della nostra vita fin dalla più tenera età,  necessari per crescere e diventare autonomi. Così impariamo a vestirci, a nutrirci, a riconoscere le persone, le strade, i percorsi quotidiani, così impariamo cammin facendo ad orientarci sempre meglio nel vasto mondo e ad avere  qualche punto di riferimento per non essere del tutto in balia dell’ignoto e del futuro. Se non ricordiamo questi dati, così come il nostro passato, siamo  come canne al vento.

In questa ottica, la memoria storica non è un optional per persone curiose, ma una necessità per capire da dove veniamo e decidere in autonomia dove vogliamo andare e come intendiamo farlo.

Per metterla in moto  non ci serve solo la Storia depositata nei libri, ci servono i racconti di chi l’ha vissuta, i loro  punti di vista, le loro scelte di libertà, i loro condizionamenti. Ci servono per ragionare su noi stessi e capire il senso delle azioni di chi ci ha preceduti.

Gli anniversari servono  a questo, sono il nostro ripasso collettivo, ci spingono  a riattivano i ricordi, a connetterci con le nostre radici.

“AMICI MIEI, NIPOTI IMMAGINARI!”

Così in attesa del 2 giugno 2026, 80° anniversario della nascita della Repubblica italiana, voluta e votata dalla maggioranza del  popolo italiano, ho pensato di ripercorrere, a mo’ di ripasso, quegli avvenimenti, per ricordare a me e ai miei “nipoti immaginari” quelli, uomini e donne, che li hanno vissuti e determinati, permettendo alle generazioni veuute dopo di vivere le libertà della democrazia e di una Costituzione pensata, redatta e approvata dai rappresentanti del popolo italiano.

Poichè il presente  è rimasto quasi del tutto privo delle loro testimonianze dirette,  credo che noi, che abbiamo ascoltato la loro voce, abbiamo il dovere di riportarle alla memoria, soprattutto  di chi non ne ha mai sentito neppure parlare. Credo che per difenderci dall’oblio di ciò che è stato e non vorremmo tornasse mai più, come è per la Shoah, la dittatura fascista, le leggi razziali, la guerra civile da cui è nata la Repubblica italiana, ci sia un solo modo, conoscerlo, ricordare quanto è costato alle vittime e a chi ha lottato per  contrastarne gli effetti malefici. La nostra responsabilità è farne memoria.

Diciamo innanzitutto che il passaggio dalla monarchia alla repubblica non è nato in quattro e quattr’otto, e non si è fermato al referendum che ha messo in alternativa le due forme di Stato. Per dare senso e contenuti a quella scelta, le donne e gli uomini, che l’hanno fatta, hanno dovuto costruire nuove leggi, necessarie per ricostruire il Paese distrutto dalle bombe di nemici diversi, rimettere in piedi le fabbriche, le scuole, le università, gli ospedali, restituire fiducia agli operai, a chi lavorava nei campi, nelle botteghe, nell’amministrazione dello Stato, nelle scuole, negli ospedali, agli imprenditori e a chi pensava a un mondo nuovo, di pace, di solidarietà, di sviluppo e benessere per tutti.

Per rendere possibile tutto questo, hanno dovuto pensare innanzitutto ad una organizzazione sociale e ad istituzioni regolate da leggi di libertà, di giustizia  e di uguaglianza in grado di ricucire un Paese diviso in due Stati dopo il 23 settembre  1943 (*),  dilaniato per quasi due anni da una dolorosa, crudele, ma necessaria ed eroica  guerra civile.

Il sogno che avevano in comune, pur nelle differenze ideologiche e partitiche, era una  Costituzione in grado di  creare nuove condizioni di convivenza pacifica, fondata su diritti di democrazia uguali per tutti.

A questo ha cercato di provvedere, fra il giugno 1946 e il dicembre 1948,  l’Assemblea Costituente, composta da  556 membri,  uomini e donne di diversa età, provenienza politica , culturale, sociale, eletti a suffragio universale dalle italiane e dagli italiani lo stesso 2 giugno 1946.

Avevano il compito di definire la legge fondamentale del nuovo Stato, una  Costituzione repubblicana, che doveva sostituire lo Statuto albertino del 1848, la legge fondamentale del Regno di Sardegna e Piemonte successivamente del Regno d’Italia unificato, più tardi modificato dalle leggi autoritarie e liberticide della dittatura fascista.

Fra i 556 membri c’erano  tre ferraresi, di cui oggi si sa troppo poco anche a Ferrara. Da loro  partirà il mio amarcord, a cominciare da Ilio Bosi il più vecchio dei tre, che nel 1946 aveva 43 anni. Era ferrarese di nascita e aveva alle spalle una vita  di costante e radicale opposizione al Fascismo, iniziata a 17 anni con l’adesione alle idee socialiste e la  successiva militanza nelle organizzazioni clandestine del Partito Comunista d’Italia. (PCd’I).

Della  attività politica di Ilio Bosi successiva al suo impegno   di Padre Costituente non mancano i documenti , che , invece, sono difficili da trovare per i suoi primi quarant’anni.

Esiste, invece, ed è una lettura avvincente che dovrebbe essere offerta ai giovani, il memoriale autobiografico, intitolato  “Il bastone e la galera – vita di un giovane italiano durante il ventennio” , curato da Anna Quarzi e Raul Campana e pubblicato nel 1995, ultimo anno di vita di Ilio Bosi, che ricostruisce gli anni della sua formazione politica e le avventure rocambolesche e dolorose della sua clandestinità. Un libro che riesce a farci rivivere accanto alle sue vicende personali  gli anni terribili della dittatura fascista in Italia e a Ferrara, mostrandone  sullo sfondo  le passioni laceranti.

(*) Data  di fondazione della Repubblica Sociale Italiana (RSI), nota anche come Repubblica di Salò, Stato fantoccio in balia della Germania di Hitleri, che il regime fascista instaurò nell’Italia centro-settentrionale occupata dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre con gli anglo-americani e le nazioni che a loro si erano unite  contro le Potenze dell’Asse nella Seconda Guerra Mondiale).

Dalia Bighinati

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