Ennesimo allarme sul calo delle nascite in Italia. Ma quali sono le previsioni in Europa e nel mondo?

bambini neonati mamme nasciteE’ un  Paese definito a permanente bassa fecondità, quello che delinea il 28° Rapporto annuale dell’Istat, che nel 5° ed ultimo capitolo del rapporto affronta il tema demografico. “Da diverso tempo oramai il Paese si trova nel pieno di un processo di cambiamento strutturale del contesto demografico, che produrrà effetti particolarmente significativi nei decenni a venire, così il Rapporto Istat 2020 che prevede al lordo degli effetti dell’attuale pandemia da COVID-19, rispetto agli oltre 60 milioni di residenti odierni che la popolazione possa scendere a 59,3 milioni entro il 2040 e a 53,8 milioni entro il 2065 (base 1.1.2018). Questo perché il numero dei decessi supera il numero dei nuovi nati. Ma se si confrontano questi numeri con  la stima delle nascite post covid il dato peggiora.

Le simulazioni, che tengono conto del clima di incertezza e paura associato alla pandemia in atto, evidenziano, infatti, un calo delle nascite nell’ordine delle 10 mila unità, ripartite per un terzo nel 2020 e due terzi nel 2021, con un calo della natalità dello 0,84% nel 2020, rispetto al 2019, e un ulteriore calo dell’1,3% nel 2021

Prospettiva che peggiora ulteriormente se si aggiungono gli effetti negativi indotti dalla verosimile crescita del livello di disoccupazione, al punto che i 435 mila nati del 2019 e i 428 mila ipotizzati per il 2020, alle condizioni pre COVID-19, scenderebbero a circa 426 mila nel bilancio finale del corrente anno, per poi ridursi a 396 mila, nel caso più sfavorevole, nel bilancio 2021.

L’Italia, tuttavia, non è sola ad affrontare questo fenomeno dal momento che molti paesi occidentali, oltre al Giappone, nell’Oriente asiatico,  sono alle prese con l’invecchiamento demografico. E tuttavia mentre in questi Paesi il male sembra essere la denatalità la popolazione mondiale continua a crescere e a creare problemi talora drammatici nella lotta alla povertà e nell’adozione di politiche di sviluppo compatibili con l’obiettivo di una crescita economica sostenibile . Un allarme, questo, che alcune ricerche degli ultimi anni promosse dall’Onu, sembre ridurre , in quanto proprio entro la fine del XXI secolo si prevede un cambio di passo nel trend di crescita demografica di Asia e Africa.

Nel frattempo tuttavia le previsioni Onu più recenti parlano di 8 miliardi nel 2023 e di quasi 10 miliardi nel 2050 e metà della crescita si avrà in Africa. Una ragione in più per mettere a fuoco nel dibattito sui fenomeni demografici e delle politiche di sviluppo non solo i singoli tasselli, ma l’intero mosaico che rappresenta le contraddizioni da sciogliere per definire gli obiettivi che si vogliono raggiungere coniugando insieme demografia, lotta alla povertà, sviluppo e sfruttamento delle risorse del pianeta.

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