ENRICO MENINI IL VOLLEY NELLE VENE

NOME E COGNOME

ENRICO MENINI
Anno e Luogo di Nascita?
FERRARA – 19.02.1972
Ruolo in campo quando giocava?
Schiacciatore-ricevitore, anche se nel corso degli anni mi hanno impiegato anche in altri ruoli, come
opposto e addirittura palleggiatore.
Quando è nata la passione per la pallavolo?
Alle scuole medie, per merito di un professore di educazione fisica. Si chiamava Giatti, chi ha avuto la fortuna
di conoscerlo, come l’ho avuta io, ha potuto apprezzare la passione con la quale trasmetteva ed educava
(aggiungo), allo sport ed in particolare alla pallavolo. Facevo parte del gruppo sportivo della scuola “Bonati”
ed in terza media, con la squadra di pallavolo, arrivammo alle fase nazionale; lo stesso anno la 4Torri ci
reclutò, pressoché in blocco, per fare il campionato under14. Lì incontrai un altro personaggio importante,
per un ragazzino di quell’età: Tom Bird (l’americano che giocava a Ferrara in quegli anni) che non fece altro che far crescere quella passione a colpi di “schizade” e “baluun” come diceva nel suo ferrarese-
americanizzato.

Che cosa rappresenta questo sport?
Per rappresentare questo sport cito spesso la “lettera aperta” che coach Berruto scrisse per i genitori; la
Pallavolo vista come uno sport “eversivo”, di fronte ad una cultura che massifica verso l’individualismo, dove
non puoi raggiungere nessun risultato personale se non attraverso la squadra, il gruppo, condividendo con
gli altri obiettivi ed aspettative. Uno sport che mette, ogni set, in discussione la propria “zona di comfort” che
magari hai conquistato con le unghie, rimettendoti in gioco ogni volta, insegnandoti che, viceversa, se
qualcosa è andato storto hai sempre “un’altra occasione”… di fatto, un vero e proprio “manifesto educativo”.
La sua carriera giocata?
Ho fatto tutta la trafila dei campionati giovanili e di categoria regionale con la 4Torri, poi a causa di un brutto
infortunio patito (rottura del legamento crociato del ginocchio) ho rallentato e piano piano ho preso la strada
verso un ruolo diverso, quello di allenatore.
Che giocatore era (pregi e difetti)?
Ero un giocatore abbastanza tecnico, con una buona visione di gioco, ma poco potente e malgrado la discreta
altezza (ai tempi uno schiacciatore di 184 centimetri non era certo tra i più piccoli), avevo pure poca
elevazione, quindi, il famoso “giro dietro” (in mancanza del libero che ancora non era stato inventato) era la
mia specialità.
Da quanto tempo allena?
Ho iniziato abbastanza presto ad allenare, il primo anno facevo il giocatore/allenatore e se non ricordo male
era la stagione 1995/1996, quindi parliamo di circa 25 anni fa.
Chi allena?
Attualmente alleno un gruppo di ragazze (ovviamente di Pallavolo Ferrara/4Torri) nate tra il 2005 ed il 2007
(con l’eccezione di una 2003 a fare da “chioccia”) con le quali partecipiamo al campionato regionale di serie
D e al campionato provinciale Under19. E’ un gruppo molto interessante, con ottime potenzialità, che ha

come obiettivo principale la crescita tecnica individuale e di squadra; formato da ragazze che stanno
dimostrando impegno e dedizione, provenienti da diverse esperienze (chi dall’under14, chi dal gruppo dello
scorso anno, chi da altre società) e subito messe alla prova con un campionato regionale di serie D per poter
accelerare ed ottimizzare il percorso di crescita. L’impatto è stato importante, altrettanto la risposta da parte
delle ragazze che stanno dimostrando maturità e condivisione di intenti, mettendo al primo posto il valore
della prestazione e quindi del percorso tecnico, piuttosto che il risultato.
La sua carriera da allenatore?
Come dicevo, in quasi 25 anni di attività, iniziata con la Montebello Volley a Ferrara (dove ho conseguito le
promozioni della femminile in 1° divisione e della maschile in serie D), ho allenato nel settore giovanile della
4Torri Ferrara (dell’allora Presidente Emanuele Giovagnoli), vincendo diversi campionati provinciali e
ricoprendo anche il ruolo di selezionatore maschile per la FIPAV Ferrara; insieme a Lucio Faggioli ho seguito
il gruppo che disputava il campionato di serie B2. Sono passato al settore femminile della Pallavolo Voghiera,
con la quale, oltre ad allenare alcuni gruppi giovanili, abbiamo conseguito (insieme a Guido Savoia) la
promozione dalla serie B2 alla serie B1. Gli anni successivi li ho trascorsi ad Ariano Polesine con la società F.lli
Avanzi Volley, del “mitico” Presidente Antonio Avanzi e del D.S. Enos Siviero con la moglie Paola, che ricordo
con particolare affetto, sia per i meravigliosi anni trascorsi, sia per i risultati sportivi ottenuti: dalla “quasi”
promozione in serie A2 femminile, dopo un campionato di B1 dominato per gran parte della stagione e
ceduto nelle ultime gare allo Spes Volley Conegliano di Francesca Marcon, fino alla promozione in B2 della
squadra maschile (a seguito della cessione dei diritti del settore femminile). In quegli anni ho avuto l’onore
di allenare giocatori di esperienza “mondiale” come Marco Martinelli e tanti altri ed altre che hanno solcato
i parquet della serie A come Andrea Gelli, Laura Pivetta, Simona Ghisellini, Laura Crepaldi, solamente per
citare qualche nome, imparando che certi “campioni” e “campionesse”, prima di tutto, sono persone “vere”.
Nella stagione 2010, si interrompe per motivi legati alla crisi economica globale l’esperienza in campo
nazionale della società sportiva di Ariano Polesine e decido di “tornare a casa”, dopo anni passati in giro per
i palazzetti italiani e “sposare” il progetto di un altrettanto “mitico” Presidente del volley di casa nostra:
Alfredo Corallini. Con Pallavolo Ferrara – Acli S.Luca S.Giorgio, oltre ad aver ricoperto per diversi anni il ruolo
di coordinatore tecnico ho ottenuto due promozioni in serie C (dopo una retrocessione e due finali play-off)

e la relativa “storica” e consolidata permanenza in categoria, fino al quinto posto di febbraio 2020 (pre-
Covid19) in “odore” di playoff promozione, grazie ad un gruppo di ragazze granitico e vincente (gran parte

cresciuta dal settore giovanile), che solamente la “pandemia” è riuscita, davvero, a battere. Sempre con
Pallavolo Ferrara – Acli S.Luca S.Giorgio oltre alla vittoria in campo provinciale dell’under18, nella stagione
2017, abbiamo vinto il Campionato Regionale Under18, risultato “memorabile” per l’intero movimento
pallavolistico, dato che (se non ricordo male) nessuna squadra femminile giovanile ferrarese era, ed è
tutt’ora, riuscita nell’impresa di conquistare un campionato al di fuori delle mura estensi.
Che cosa rappresenta questo ruolo?
Spesso differenzio volutamente le parole “allenatore” da quella di “istruttore”, non solamente per un fatto
semantico, ma perché ritengo che un allenatore sia innanzitutto un istruttore, un educatore, specialmente
quando ha a che fare con un gruppo giovanile, dove sono sempre più convinto, non ci si debba limitare
solamente a trasmettere delle nozioni tecniche o tattiche, ma sia necessario far passare un concetto di
attenzione all’individuo e alle modalità sociali di comportamento, di condivisione all’interno di un gruppo, di
rispetto dell’altro. Lo sport per i giovani è un veicolo educativo molto potente e l’”autista” ha un ruolo
determinante, aldilà dei risultati e delle ambizioni personali, al pari di altre “agenzie educative”, come la
scuola, il gruppo di amici, i social, ecc… e a supporto di quella più importante: la famiglia.
Che cosa trasmette e che cosa riceve?
Ciò che trasmetto sarebbe bello chiederlo a qualcuna delle mie atlete ed atleti di oggi e di ieri; ho la
presunzione o forse meglio la speranza di poter trasmettere, oltre a quello che riguarda l’aspetto tecnico, ciò

che ho imparato negli anni, ovvero, la voglia di emergere tramite l’impegno, la dedizione ed il lavoro
quotidiano. Cosa ricevo? Attualmente l’entusiasmo di questo giovane gruppo, a conferma di quanto abbia
ricevuto negli anni, soprattutto in termini di amicizie e di esperienze personali, che in altri ambiti avrei faticato
a vivere; portandomi a conoscere realtà diverse, facendo crescere curiosità e passione, creando una rete di
rapporti e relazioni durature nel tempo, che spesso valicano le mura della palestra.
Che allenatore si reputa?
Ogni tanto, scherzando, mi definisco un allenatore “vecchio stile”, che guarda molto all’aspetto del gesto
tecnico, piuttosto che alla sua immediata efficacia in termini agonistici, specialmente con il settore giovanile;
mi reputo prevalentemente un “democratico”, anche se non sopporto la mancanza di rispetto o i
comportamenti poco leali nei confronti del gruppo, che tendo a privilegiare.
Progetti futuri?
I progetti per il futuro devono sempre tendere al massimo, quindi il mio è: ripetere, con questo gruppo, le
vittorie che ho ottenuto a livello giovanile.
Il motto?
Non ho un vero e proprio motto, ma ho sempre ripetuto a tutti gli atleti e le atlete che ho avuto e che ho
tutt’ora: “giochiamo alla morte…una palla alla volta…come se fosse l’ultima!”

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