Eppur… si muove

Che sotto i nostri piedi la terra si muova, e che in alcuni casi gli effetti del movimento possano essere violenti anche qui, da noi, in Emilia Romagna, ce lo eravamo dimenticati. Oggi nessuno può dire più di ignorarlo e questo, non potrà che portare se saremo lucidi e saggi, ad affrontare meglio il futuro. Sia la ricostruzione, che l’eventualità di una nuova emergenza, come ci ha spiegato in questi giorni il prof. Riccardo Caputo, geologo dell’Università di Ferrara.

Il 20 maggio scorso abbiamo scoperto di vivere in una zona sismica, rischio basso, che vuol dire terremoti che avvengono a lunghi intervalli di tempo, ma avvengono. Abbiamo imparato che l’Appennino sotto di noi si sta muovendo e che le faglie o fratture che si creano sprigionano un’energia che a noi arriva come scosse sismiche. Sapevamo che il movimento dura nel tempo, che la dorsale sotterranea degli Appennini ha creato due fratture in prossimità di  Finale Emilia e di Mirandola, gli epicentri del 20 e 29 maggio; da ieri sera ci è stato detto a chiare lettere che qualora le scosse riprendessero forza non è escluso che si riattivi la faglia che si trova fra Finale Emilia e Ferrara.

Una affermazione che abbiamo sentito nelle spiegazioni scientifiche fornite in queste settimane da geologi e sismologi, ma che il comunicato di ieri sera della Commissione grandi rischi, per il modo in cui è stato diramato e formulato, ha diffuso in modo vago e brutale, creando più panico che volontà di impegnarsi con lucidità e ragionevolezza nella prevenzione, sia a breve che a lungo termine. Un compito a cui tutti gli emiliani sono stati bruscamente chiamati dai sismi che hanno scosso un’area che pochi o nessuno sapevano fosse a rischio sismico.

E’ necessario puntare sulla prevenzione, sapere come comportarci prima, durante e dopo il terremoto, se viene e quando viene, perché, ormai gli esperti ce lo hanno ripetuto ad oltranza, le previsioni non si possono fare in modo deterministico: dicendo cioè dove, quando e con quale intensità, mentre sulla base di dati storici e statistici, si possono fare previsioni a lungo termine, che ci consentirebbero, se prese sul serio e non dimenticate, dopo la fase dell’emergenza, di non farci cogliere impreparati.

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