Nomade in arresto: chiedeva il pizzo

13/o Elinucleo di Forlì (foto archivio)

Arrestato a Ferrara, in un campo nomade, il componente di una banda vicino al clan dei Casalesi: fra la Bassa Modenese e il Rodigino chiedeva il ‘pizzo’ a piccoli artigiani.

Era giunto in città dopo essere sfuggito a una prima cattura nel modenese; quando i militari delle compagnie di Ferrara e Sassuolo lo hanno trovato, ieri, pochi minuti dopo le sedici, grazie anche all’ausilio dei carabinieri elicotteristi del comando di Forlì, si trovava all’interno di un campo nomadi ubicato in città a Pontelagoscuro, in via delle Bonifiche. Jonny Bertani, 38enne nativo di Sermide ma residente a Carpi, secondo la Dda di Bologna faceva parte di un banda dedita all’estorsione vicina al clan dei casalesi, ieri è stato tratto in arresto insieme ad altri otto campani.

Bertani, l’unico nomade del gruppo, secondo il pm della Direzione distrettuale antimafia di Bologna Enrico Cieri, con gli altri componenti della banda avrebbe chiesto il ‘pizzo’ a cinque piccoli imprenditori della Bassa Modense e del rodigino, secondo un’agenzia Ansa, circa 50mila euro.

A Bertani la DDA gli contesta il reato di estorsione e rapina, aggravate da metodo mafioso. A lui la procura distrettuale antimafia imputa l’esecuzione di tre dei cinque episodi di estorsione.

I nove arresti, conclusi ieri pomeriggio nel campo nomadi con le manette al polso di Bertani, arrivano dopo un’indagine partita a luglio, grazie alla denuncia di un artigiano che era stato avvicinato da uno dei campani conosciuto durante una vacanza al mare in Campania. I due avevano avuto rapporti di lavoro finché l’artigiano iniziò ad avere pressioni e richieste di denaro.

I nove arresti arrivano dopo i 45 effettuati fra il 2008 e il 2009 dagli stessi carabinieri fra Modena e Casal di Principe: tutte persone risultate affiliate al clan dei casalesi.

Il fenomeno dell’estorsione in provincia di Modena infatti è presente da alcuni anni nel tessuto imprenditoriale locale. Per questo i carabinieri si rivolgono ad artigiani e piccoli imprenditori affinché denuncino eventuali richieste sospette alle stesse forze dell’ordine affinché il fenomeno venga strozzato sul nascere.

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