Come Facebook e i social media orientano il “discorso” politico?

Mai come in questi ultimi tempi, si è sentito parlare in modo critico di face book e dei social media grandi piazze mediatiche da cui parlare senza contraddittorio con i propri simpatizzanti, che hanno egemonizzato in questi anni anche in Italia la comunicazione politica, ma che sembra siano in grado di alterare le regole del gioco democratico.

L’ultimo a farlo nel suo discorso al Senato è stato l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che mentre ha riconosciuto come “la politica dei nostri giorni si sviluppi per buona parte sul piano comunicativo” ha, poi, contrapposto al linguaggio semplificato presente sui social, per strada o nelle piazze, senza un pieno contraddittorio, le argomentazioni articolate necessarie in un “confronto parlamentare, istituzionale e trasparente” come voleva essere ieri il suo.

Forse ci si sta accorgendo che la capacità di face book , propagandata in questi anni, per primi dai Cinquestelle, di garantire più democrazia e maggiore protagonismo degli elettori, sia in realtà un’illusione,
Facebook e più in generale i social media sono stati messi sotto accusa da tempo non solo per la capacità di diffondere fake news e disinformazione, ma per le strategie di persuasione che sfruttano e che dimostrano come la comunicazione dei social non sia affatto diretta, disintermediata,limpida e trasparente, ma pilotata da guru della comunicazione via web.
Da tempo negli USA si parla di “Information Operations”, adottate da diversi attori pubblici e privati per “distorcere il sentimento politico o per ottenere un risultato strategico o geopolitico”.
Al vaglio degli analisti sono non solo il lessico e la forma della comunicazione politica, ma anche le azioni informatiche di cui si nutre . Il caso più eclatante le ultime elezioni del presidente degli Stati Uniti, prova provata di come un personaggio sconosciuto ai più come politico, sia riuscito a conquistarsi prima la candidatura all’interno del partito Repubblicano, poi la Presidenza degli Stati Uniti contro Hillary Clinton.
Come? Bersagliando, sembra, con una miriade di messaggi personalizzati una incredibilmente numerosa platea di destinatari, di cui si conoscono, proprio grazie a face book, i gusti, gli interessi, le passioni.
Sono messaggi di 2 tipi, per una parte sono tesi a distruggere la credibilità dell’avversario, altri costruiti in modo da presentare il mittente, in questo caso Donald Trump, come l’interprete per eccellenza dei desiderata dei suoi destinatari, trasformati in folle di fans.
Utilizzando in modo raffinato le strategie del marketing e i software più potenti Trump si è creato un numero altissimo di seguaci pronti ad accettare acriticamente le sue iniziative politiche.
Comunque la si pensi, il fenomeno va conosciuto e approfondito e per farlo si può partire da un saggio pubblicato di recente dall’editore Marsiliodal titolo “Gli ingegneri del caos” a firma di Giuliano da Empoli, saggista, opinionista attento ai nuovi fenomeni sociali e culturali.
D.B.

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