Fase 2: appello alla responsabilità e ruolo della comunicazione – VIDEO

Il lockdown non e’ finito, è stato soltanto ridimensionato. Proprio per questo, ci ripetono medici e governanti,  le misure di prevenzione di una possibile ondata di ritorno del contagio devono essere rispettate come e ancora più di prima.

Perché questo accada, devono esserci le giuste motivazioni, che passano innanzitutto per una comunicazione corretta che raggiunga tutti. Chiediamoci, allora, se è corretto continuare a fare comunicazione come è stato fatto fino ad oggi, o se sia meglio e come cambiarla per attivare quel  senso di responsabilità a cui le istituzioni chiamano i cittadini.

Fino ad oggi la comunicazione sull’andamento dell’epidemia da Covid 19 sia da parte del Governo che dei vertici del mondo scientifico e sanitario è venuta fondamentalmente  dall’alto, non sempre senza contraddizioni.
I media hanno fatto quello che potevano per diffondere le informazioni quotidiane, e in qualche caso precisarle con esiti non sempre soddisfacenti,  in molti casi finendo per  moltiplicare le opinioni personali, la chiacchiera , le polemiche di partito e le fake news.
Per sostenere la prevenzione da Covid 19, in questa fase 2  più delicata e difficile, la comunicazione dovrà necessariamente  cambiare. In primo luogo non potrà limitarsi al comunicato quotidiano  tv o  streaming,  dovrà arrivare a tutti e chiarire sempre le fonti, con nome e cognome dei centri di riferimento. Dovrà essere supportata dalla lettura comprensibile dei dati oggettivi e dalle ragioni delle misure sanitarie ed economiche prese dalle Istituzioni a tutti i livelli dell’amministrazione della cosa pubblica.

Compito dei media dovrebbe essere non quello di lanciare ogni giorno allarmi, ne’ tantomeno aizzare con titoli ad effetto polemiche e scontri, ma quello di aiutare i cittadini a capire da dove nascono le versioni diverse per  chiedersene almeno le ragioni. Dovrà naturalmente continuare a raccogliere il disagio dei singoli cittadini, famiglie, imprese, gruppi per offrire un panorama attendibile delle diverse realtà del Paese, sfrondandolo dalle posizioni ideologiche e dalla caciara partitica.

A sollecitare questo cambio di passo a metà aprile non sono stati soltanto i guru dell’Aspen  Institute , associazione di studio ricerca e divulgazione che porta alla ribalta voci autorevoli del ns Paese, in un’ ottica trasversale ai partiti,  per molti la versione italiana del club Bildenberg- , ma anche l ‘istituto di ricerche farmacologiche , Mario Negri, fondazione no profit di Milano per la ricerca, la formazione, l’informazione sulle scienze biomediche, attività filantropica che ha come scopo la ricerca scientifica sulle malattie rare e altro, la difesa della salute e della vita umana. L’Istituto in collaborazione con Alexander Bikbov , ricercatore del Laboratorio della Scuola di Alti Studi Sociali di Parigi, elenca in un articolo del 17 aprile scorso, quante informazioni imprecise o non aggiornate su Covid 19 siano arrivate in questi mesi al pubblico, su temi molto rilevanti per la prevenzione. Quante, inoltre, non siano arrivate del tutto.

Per Bibkov molte categorie sociali, fra cui i lavoratori e gli studenti stranieri per le difficoltà linguistiche, le persone con diverse disabilità intellettuali e sensoriali, gli ospiti degli istituti sociali e delle residente assistenziali per anziani, le persone senza casa, i detenuti, le persone con bassa competenza in ambito sanitario, cioè la maggioranza degli Italiani, non sanno o hanno idee vaghe sul periodo di incubazione della malattia, che non è sempre di 14 giorni, come si continua a ripetere, ma in molti casi più lunga. Sul periodo, durante il quale un malato è infettivo, che varia da 20 a 37 giorni nei malati gravi, da 10 a 15 nei pazienti lievi. Infine resta il mistero degli asintomatici, che vanno dal 18 al 30% della popolazione, dei quali non si sa a tutt’oggi se possano essere infettivi.

Senza contare, aggiunge l’articolo, coloro che mettono in atto meccanismi di difesa psicologica, cioè persone che tendono a minimizzare o a falsificare le notizie che riguardano la pandemia e i mezzi per prevenire una seconda ondata del contagio.

La ricerca di Bikbov non vuole seminare panico, ma concludere che se molti Italiani non hanno le informazioni necessarie per decidere autonomamente e in coscienza quali misure adottare per difendere se stessi e gli altri dal rischio contagio, diventa quantomeno ipocrita appellarsi al senso di responsabilità di tutti.

D.B.

(1)..associazione privata indipendente senza scopo di lucro caratterizzata dall’approfondimento, la discussione, lo scambio di conoscenze, informazioni, valori, che in Italia conta fra i suoi membri leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico sociale e culturale, chiamati a dialogare sulle sfide della nostra epoca in condizioni di assoluta riservatezza e libertà espressiva allo scopo di evidenziarne la complessità e  incoraggiare l’approfondimento dei fenomeni del mondo contemporaneo. Per alcuni l’equivalente italiano del Club Bilderberg.

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