Fase 2: prima settimana fra scontri, polemiche e richiamo al senso di responsabilità – VIDEO

E’ stata una settimana di alti e bassi, fra polemiche politiche e un vero e proprio scontro, in taluni casi, fra aperture scaglionate secondo le prescrizioni governative e fughe in avanti di Regioni, come Calabria e Veneto,  province, come quella di Bolzano,  e di alcuni Comuni, come  Ferrara, dove un’ordinanza del sindaco Alan Fabbri,  immediatamente bloccata dal Prefetto,  alcuni giorni fa anticipava all’11 maggio la riapertura di alcuni negozi e attività commerciali.

Nel Paese la richiesta di grandi e piccoli imprenditori di accelerare i tempi resta forte, sotto la pressione dell’impatto socio-econmico del lockdown, con una economia in larga parte bloccata per la necessità di anteporre la tutela della salute a quella che appare oggi come una vera e propria emergenza finanziaria.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso del 1° Maggio, ripercorrendo  i rischi che il Paese e il mondo corrono a causa della pandemia, ha ricordato come il valore del lavoro di tante categorie sia emerso nel corso delle settimane di lockdown,  sottolineando la necessità che la ripresa  unita alle misure di sostegno di chi è rimasto senza lavoro e senza risorse, sia l’occasione  per affrontare ritardi antichi nell’ambito della giustizia sociale e della sicurezza.

Fra gli esponenti della politica nazionale, il primo a prospettare,già da fine aprile, il rischio default del Paese è stato Matteo Renzi, all’interno della maggioranza di governo, mentre qualche giorno fa Matteo Salvini, leader di spicco dell’opposizione, ha dichiarato in una puntata di Porta a porta, che dovere del Governo Conte è dettare al più presto misure in grado di garantire sicurezza, lasciando libertà di riaprire a chi sarà  in grado di attrezzarsi per rispettarle.

Nel crono programma del  Dpcm del 26 Aprile, frutto delle consultazioni fra Governo, task force guidata da Vittorio Colao e indicazioni del comitato tecnico scientifico, sentito il parere delle amministrazioni locali, il 4 maggio era destinato alla ripresa di manifatturiero e costruzioni e alle attività anche individuali, considerate a più basso indice di contagio, il  18 alle attività al dettaglio e alla riapertura di musei, mostre, biblioteche e centri sportivi, il 1° giugno a bar e ristoranti, che, se dal 4 maggio possono organizzare servizi di take away, da giugno potranno accogliere clienti.

In sospeso ancora le attività di aggregazione legate agli  spettacoli, ai cinema, ai teatri, in attesa, innanzitutto di verificare l’andamento del contagio in queste prime settimane.

Se le motivazioni a fare in fretta sono comprensibili, è vero, però,  che non tutte le attività sono in grado di riorganizzarsi in un tempo breve seguendo le regole del distanziamento, difficili da osservare soprattutto per le attività che coinvolgono una clientela, di cui non sarà affatto semplice regolare l’afflusso negli esercizi commerciali.

A metà settimana i navigli di Milano si sono riempiti di persone senza mascherine,  nè guanti, in una movida biasimata dal sindaco della città e da chi, fra i cittadini, teme che violare le regole di sicurezza minima comporti un ritorno ad altre possibili clausure. Una conseguenza che sarebbe dannosa per la salute, per l’economia Paese, oltre che per lo stato d’animo delle persone.

Fra richiami al senso di responsabilità collettivo, si fa strada intanto la convinzione che sia proprio questa la fase più difficile della pandemia.

In assenza di vaccino, si tratta di convivere con il virus, cercando di minimizzarne l’aggressività.

Di qui la richiesta che arriva da più voci del mondo medico e istituzionale di un massiccio ricorso a tamponi e test sierologici per circoscrivere il rischio del contagio, come dimostrato dal Veneto, ma anche la difficoltà, dichiarata a gran voce da quegli imprenditori che non dispongono delle risorse necessarie per rispondere alla necessità, ormai prevedibile, di grandi trasformazioni,  a breve e a lungo termine, tempo a tutti i livelli dell’attività imprenditoriale, consapevoli che le misure di sicurezza cambieranno il modo di lavorare e di relazionarsi.

D.B.

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