Femminicidio, PM condannati a Messina per dolo e colpa grave.

Una sentenza destinata a fare storia oltre che giurisprudenza, quella con cui il Tribunale di Messina ha condannato i magistrati che sottovalutarono la gravità delle 12 denunce contro un marito violento, di una moglie, Marianna Manduca, uccisa dieci anni fa a Palagonia in provincia di Catania.

La sentenza, arriva a dieci anni di distanza dall’uccisione, ma è di importanza fondamentale nel contrasto dello Stato alla violenza di genere, perché riconosce fra le concause dei femminicidi  la trascuratezza, quando c’è, dei magistrati.

Storica anche perché arriva dopo una trafila giudiziaria di 5 anni e grazie alla determinazione di un lontano cugino di Marianna Manduca.

Il processo, che ha dovuto passare un giudizio di ammissibilità, come richiesto nel caso di responsabilità dei magistrati, si è potuto fare, infatti, soltanto dopo la bocciatura, da parte della Corte  di  Cassazione, delle corti messinesi( tribunale e corte d’Appello) che avevano rifiutato l’ammissibilità della richiesta.

“La donna aveva 35 anni quando fu uccisa da sei coltellate al petto e al torace sferrate dal marito Saverio Nolfo, all’epoca trentasettenne, adesso in carcere, condannato a vent’anni per l’omicidio.

Lei era geometra e lavorava presso uno studio privato mentre lui era disoccupato e tossicodipendente. I giudici di Messina hanno riconosciuto il danno patrimoniale derivato dal fatto che i tre figli, oggi adottato dal cugino,non hanno più goduto dello stipendio della madre.”

I giudici messinesi hanno riconosciuto  gli estremi del “dolo e colpa grave nell’inerzia dei pm che, dopo i ripetuti  segnali di violenza da parte del marito, non trovarono il modo di fermarlo. All’epoca la questione fu, infatti,  considerata alla stregua di una lite familiare,come ha commentato l’avvocato del padre adottivo dei tre figli “.

Oggi lo Stato riconosce implicitamente che l’uxoricidio forse si sarebbe potuto evitare se  l’uomo fosse stato fermato prima di arrivare all’estrema violenza.

Insieme ai due pm di Caltagirone è stata condannata al risarcimento delle parti civili anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri per una  somma di Euro 259.200.

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