Gli auguri a Ferrara e alla sua classe dirigente – VIDEO

Come si presenta Ferrara al 2018? Quali sono le principali sfide che si trova davanti la sua classe dirigente?

Su quali punti forti può contare e a quali punti critici può porre rimedio nel breve periodo? Di quali aiuti ha bisogno? Il nostro non esaustivo promemoria di fine anno vuole stare fra l’appello a non sciupare energie nei due mesi di campagna elettorale e gli auguri tanti e sinceri a tutti i telespettatori ferraresi e non per un 2018 a misura del bene comune, da parte della redazione del nostro tv giornale.

Grandi problemi esigono grandi sfide, ha detto il Sindaco di Ferrara nella conferenza stampa di fine anno, e quelle che Ferrara ha davanti a sé non sono sfide da poco. Ma il 2017 non è l’anno zero, né del dopo terremoto, né della ripresa, seppure lenta, dopo le grandi batoste dell’economia mondiale.

Serve certamente una classe dirigente all’altezza, servono, però, anche la consapevolezza, la volontà e l’impegno di tutti i cittadini. L’identikit generazionale e di genere ci dice che tutti i posti di vertice delle Istituzioni cittadine comunali e provinciali, della politica e dell’economia, sono appannaggio di uomini e in modo prevalente della generazione nata all’inizio degli anni 60 o fine anni ’50.

Il che significa una generazione di ultracinquantenni, tutti altamente scolarizzati, con fior di curricula alle spalle. Per oltre il 50% sono ferraresi, gli altri vengono in linea di massima da fuori regione. Hanno quasi tutti esperienze istituzionali o professionali che vanno ben al di là della ristretta cerchia delle mura cittadine e quindi sono in grado di fare confronti, dovrebbero anche essere in grado di creare relazioni.

Eppure uno dei punti deboli del tessuto economico e sociale ferrarese è proprio la capacità di creare relazioni e di progettare insieme il futuro. Molti slogan sono stati spesi su questo tema, ma quasi tutti si sono fermati alle buone intenzioni. Ultimo esempio la rottura fra le associazioni imprenditoriali presenti in Camera di Commercio, dove si è consumata una frattura clamorosa sull’accordo già preso sull’incarico di presidenza della futura Camera di Commercio, per ora in stand by, che dovrebbe nascere dall’accorpamento di Ferrara e Ravenna.

Ma a Ferrara la sintonia è difficile anche sui progetti di minima: come gli addobbi natalizi del Centro storico o le mostre di Ferrara Arte, che non trovano negli imprenditori ferraresi, al di là di Visit Ferrara, interventi a sostegno della loro attrattività. Eccezion fatta negli ultimi due anni per SBF il megapolo agroindustriale di Jolanda di Savoia. Per problemi di budget , ad esempio, iniziative inedite come il Carnevale Rinascimentale di fine inverno, inventato anche per animare il tessuto turistico cittadino in mesi piuttosto spenti, non riesce a decollare.

Sindaco, Questore, Prefetto, Direttori Generali della Sanità, Magnifico Rettore, presidenti e direttori delle principali associazioni imprenditoriali e di Camera di Commercio hanno tutti le carte in regola per dialogare e comprendersi su progetti comuni alcuni sono già a buon punto, altri in cantiere, altri in stand by. Dal restyling dei musei, alla rinascita di intere aree cittadine, dall’ ex Mof all’ex Pala specchi, al grattacielo.

Ci sono le nuove sfide dell’abitare con il social housing e il boom delle iscrizioni all’università, i progetti di nuovi contenitori per laboratori culturali innovativi e le giovani start up in attesa di occasioni di lancio. Mentre tace da tempo il progetto idrovia.

Il carniere è ricco di promesse. Che cosa manca allora alla città per far ripartire il lavoro, ridare fiato alle imprese, rivitalizzare il mercato interno, perché affianchi la ripresa del turismo e dell’export, come è accaduto a Ravenna, a Modena, a Bologna? Certamente manca un punto di vista femminile, che metta le relazioni e la qualità del vivere quotidiano al centro delle scelte pubbliche e private.

Alle donne a Ferrara sono affidate quasi esclusivamente e tranne poche eccezioni, le Istituzioni culturali e di welfare, che funzionano, ma non hanno lo slancio che meriterebbero. Da decenni l’aspetto più critico del sistema Ferrara è la denatalità, un problema cui non si presta la necessaria attenzione da parte di nessuna forza politica, tutte impegnate a parlare di danni da invecchiamento crescente, pensioni tardive, e altro.

Senza contare le crisi di Carife, di Veneto Banca, del Monte dei Paschi, che hanno letteralmente messo in ginocchio la vitalità economica della città fatta di piccole imprese e ricca un tempo dei risparmi dei suoi cittadini. A fare il punto sulla città si sono riuniti in municipio,come si fa attorno al capezzale di un malato grave, il 10 luglio scorso, su sollecitazione del sindaco Tagliani, i rappresentanti di tutti i poteri che contano, dalla politica all’economia, presente il vice ministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Morando .

C’è una ricerca specifica di The European House – Ambrosetti sulle potenzialità della provincia., ci sono dei suggerimenti, di cui la classe dirigente della città dovrà fare tesoro, sono stati presi degli impegni necessari per dare sostanza ad alcuni progetti. Da qui potrebbe partire il 2018.

L’appello alla classe politica è, dunque, a non perdere tempo in inutili schermaglie propagandistiche- nei due mesi preelettorali, alle forze economiche a mettersi al servizio della città e delle imprese per far nascere occasioni di lavoro, ai cittadini a non restare a guardare, ma a chiedersi che cosa ognuno può fare per far funzionare meglio le cose: magari a partire dalle calotte per finire con il sostegno dei privati alle iniziative pubbliche per l’accoglienza dei turisti e degli studenti universitari, ma anche di quegli immigrati che hanno già legato o vorrebbero legare il loro futuro al destino di questa città.

Dalia Bighinati

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