I problemi “invisibili” dell’accoglienza. Parla Raffaele Rinaldi di “Viale K”

Le iniziative della Lega Nord di questi giorni hanno anche messo sotto i riflettori il tema dell’accoglienza e di altre storie come quelle di Tatiana, Dudu e Burlac.

Storie complesse che fanno emergere i problemi troppo spesso invisibili dell’accoglienza.

“La complessità delle storie pesa sulla nostra disponibilità, manca una riflessione comune sul cambiamento delle povertà e delle fragilità”. A parlare così è Raffaele Rinaldi, presidente dell’Associazione Viale K che a Ferrara si occupa di accoglienza da 25 anni.

Commenta i casi di Tatiana, Dudu e Burlac, portati sotto i riflettori da Nicola Lodi, che oggi ha accompagnato in Romania Tatiana.

“La conosciamo bene, è stata da noi più volte, e anche noi in passato l’abbiamo fatta rientrare nel suo paese, ma poi, dopo 2 settimane è tornata a Ferrara”. Il problema delle persone come Tatiana, spiega Rinaldi, è che non hanno solo bisogno di un tetto sopra la testa. Hanno bisogno di percorsi di assistenza integrati tra servizi sociali, Sert, Ausl.

“Noi facciamo la nostra parte in silenzio, aggiunge il pviale kresidente di Viale K, quasi ogni giorno andiamo da chi vive per strada, cerchiamo di capire le loro storie e di convincerli a venire nelle nostre strutture”. Ma non è facile prosegue Rinaldi che spiega come spesso chi vive per strada l’accoglienza la rifiuta, perché oltre ad essere un senza tetto, ha grossi problemi di dipendenze e non riesce a stare alle regole delle strutture.

“Manca a Ferrara una struttura di accoglienza intermedia, tra l’assistenziale e il sanitario, per seguire i casi più difficili ma, sottolinea Rinaldi, serve la collaborazione di tutti e serve allargare le maglie dei criteri d’accesso ai servizi, in cui spesso le persone più in difficoltà rimangono impigliate”.

In 25 anni di vita l’associazione Viale K ha accolto nelle sue strutture ben 8000 persone. Oggi sono circa un centinaio i senzatetto che vi hanno trovato, non solo un letto, ma anche percorsi che possano portarli a rifarsi una vita.

“Le povertà sono cambiate ma non si sono adeguati i servizi, è la riflessione di Rinaldi. Una volta tolte dalla strada e dalla vista di tutti, queste persone devono essere aiutate. È un fallimento del sistema del Welfare, sostiene il presidente di viale K, che non si è ripensato più sulla misura delle nuove povertà che dietro hanno storie di dipendenze da gioco, dipendenze dal sostanze, crolli famigliari.”

“Forse dovremmo fermarci un attimo e avviare un riflessione comune su questi temi, prosegue Rinaldi che ammette che la vicenda di Tatiana e Dudu lo ha fatto pensare molto, in particolare sull’effetto che mettere quelle storie sotto i riflettori ha avuto, e anche sul fatto che quando le cose si fanno tutti insieme i risultati poi si ottengono”.

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