Ferrara diventa un caso di studio: è la provincia emiliano-romagnola più resistente al coronavirus

Nell’Emilia-Romagna che lotta contro il coronavirus c’è un’area del suo territorio – la provincia di Ferrara – che sembra resistere naturalmente all’infezione, registrando una diffusione e un tasso di contagi ben inferiore rispetto al resto della regione.

Per questo, dovrà essere studiato a fondo, così da capire come mai, in quella porzione d’Emilia, il Covid-19 sia stato arginato in maniera quasi naturale.

“Magari quando sarà tutto finito – ha osservato il commissario ad acta Sergio Venturi – ci chiederemo perché i contagi non sono mai cresciuti a Ferrara.

Evidentemente qualche ragione ci sarà, o che fosse zona malarica o perché c’è la talassemia, però bisognerà chiederselo perché evidentemente c’è una resistenza naturale di quella provincia a questa infezione che dovremo studiare perché ci potrebbe essere utile anche per altri cittadini”.

(ANSA)

27 pensieri riguardo “Ferrara diventa un caso di studio: è la provincia emiliano-romagnola più resistente al coronavirus

  • 30/03/2020 in 21:52
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    Forse perchè nella provincia di ferrara la popolazione e maggiormente colpita dal cancro anzichè dal coronavirus …..non dimentichiamo che pure il cancro fa molte vittime solo che nessun tg ne parla costatentemente ….io trovo che i malati di cancro siano invisibili per una buona parte del mondo

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  • 30/03/2020 in 22:03
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    Ma le ragioni potrebbero essere infinite ma una su tutte potrebbe essere sotto il livello del mare altre il micro clima da sempre a parte rispetto a tutte le altre province è sicuramente un probabile interesse visto che il ferrarese rifiuta la restrizione imposta dallo stato ma si sa siamo testardi e dico siamo pur rispettando imposizione ma sono ferrarese . Non contagiateci stiamo bene così grazie ????

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  • 30/03/2020 in 22:17
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    Questa volta essere il fanalino di coda… Non ci può che fare piacere, anche se la tristezza è immensa per tutti i nostri connazionali ????

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  • 30/03/2020 in 23:02
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    Anche la provincia di Rovigo ha meno contagi di Ferrara.

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  • 30/03/2020 in 23:59
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    Un basso livello di ACE2 implica un alto livello di Ang II, che protegge dalla malaria, che era presente in zone paludose (come il ferrarese e il rodigino). Un basso livello di ACE2 protegge dal coronavirus, dato che usa l’ACE2 come porta d’ingresso nel nostro corpo.

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  • 31/03/2020 in 1:08
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    per me è la salamina con il purè , argine insormontabile .

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  • 31/03/2020 in 6:40
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    Bene …perché avendo sangue ferrarese e anemia mediterranea posso ben sperare??anche se sono già anziana???

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  • 31/03/2020 in 6:42
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    OVVIO LA MONTEDISON AIUTA AD AMMAZZARE IL VIRUS E NON SOLO

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  • 31/03/2020 in 10:54
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    forse la densità della popolazione, ferrara città, non la provincia, quanti casi registra?

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  • 31/03/2020 in 10:57
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    Semplicemente perche’ sono contadini e stanno da sempre isolati”campagnoli”

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  • 31/03/2020 in 10:59
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    Beh magari siamo così coscienziosi e ce ne stiamo chiusi in casa, in aggiunta il nostro territorio è scarsamente industrializzato e quindi con meno possibilità di contagio visto che non c’è lavoro. Comunque un abbraccio incoraggiante a tutta la popolazione colpita da questa immensa tragedia.

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    • 02/04/2020 in 10:52
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      Sono del tutto daccordo con lei Patrizia Sandoli. Buona parte dei cittadini ferraresi sta scrupolosamente seguendo i divieti e le norme igieniche, ma credo che il motivo principale sia la disoccupazione in questa cittá, ho 35anni con oltre 70mesi di mancata occupazione ed ero giá abituata ancor prima del virus ad uscire col contagocce, sempre e solo per uscite di prima necessitá! E molti come me lo sanno bene.

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  • 31/03/2020 in 10:59
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    Ma, io non sono medico, ma quando è nata questa situazione dissi da subito che il nostro territorio non sarebbe stato attaccato dal Covid19 in quanto la provincia di Ferrara detiene il maggior numero di soggetti infetti da una alterazione dei globuli rossi denominata microcitemia. Io in famiglia ho avuto mio padre e mio fratello microcitemico e diversi dei miei zii sia da parte di padre che di madre ne erano infetti.
    Ora non so se questo possa essere sintomatico ma resta il fatto che io e i miei parenti tutti che io sappia non hanno mai avuto sintomi importanti di influenza, esempio io non ho mai avuto l’influenza e ho 65 anni.

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  • 31/03/2020 in 11:38
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    Per forza Ferrara e Rovigo sono le provincie più estese d Italia ovvero fra le meno densamente popolate, la minor interferenza fra le persone determina il dato statistico

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  • 31/03/2020 in 11:41
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    Be potrebbe essere che fanno pochi tamponi, perché nonostante le restrizioni tantissima gente continua inesorabilmente ad infrangere le regole.

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  • 31/03/2020 in 12:05
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    Città e provincia un po’ più povera delle altre, con poca industrializzazione e quindi migrazioni più modeste da fuori. Nella fase iniziale e decisiva può essere stato determiante..Ciao a tutti. DANIELE .. ferrarese in quarantena , in trasferta a Bologna

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  • 31/03/2020 in 12:35
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    Ho capito cos’è, chi ha l’anemia mediterranea come me, non può ammalarsi di malaria e secondo me anche di covid19, condividete

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  • 31/03/2020 in 13:37
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    Forse è il virus che muore venendo a contatto dei ferraresi

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  • 31/03/2020 in 18:46
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    Al “Zanzèli” al sè magnèdi e Virus……….l’è pìn!!!!!

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  • 31/03/2020 in 20:04
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    Penso fondamentale sia la scarsa circolazione delle persone da fuori città perchè:
    -no areoporto
    -no nodo ferroviario
    – carenza di infrastrutture stradali di collegamento con altre città.
    Limiti strutturali che oggi diventano un argine al virus. Forse!

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  • 31/03/2020 in 20:25
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    POTREBBE ESSERE CHE I NOSTRI NONNI HANNO CONOSCIUTO LA MALARIA E IN QUESTO MODO ESSENDO GUARITI CI HANNO TRASMESSO GLI ANTICORPI NECESSARI PER COMBATTERE IL VIRUS..

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  • 01/04/2020 in 14:55
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    in effetti anche la romandiola, romagna ferrarese, e zone adiacenti, sono poco colpite. so di due decessi a comacchio. in quell’area la malaria era talmente endemica che un malarico non era nemmeno considerato malato tout court.

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  • 01/04/2020 in 23:09
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    Concordo con la tesi degli anticorpi trasmessi dai nonni, guariti dalla malaria

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