Ferrara Food, ore decisive per il futuro del pomodoro

Si sta decidendo in queste ore la sorte di Ferrara Food, in corso un Cda della proprietà del quale in molti attendono l’esito, perché da questa riunione dipenderà anche il futuro della coltura del pomodoro nel ferrarese.

Tutto si sta decidendo in queste ore tra la proprietà di Ferrara Food, la Sfir di Cesena e la società di consulenza.

Scegliere se depositare una richiesta di procedura concordataria che scongiuri la minaccia del fallimento, oppure l’ipotesi, che avanzata in queste ore, di cedere in affitto per il 2017 l’azienda di Argenta.

Obbiettivo è quello di mantenere anche per il 2017 la campagna per il pomodoro che garantirebbe all’azienda argentanà di mantenere i conferimenti del prodotto anche per il futuro. Dopo i pesanti debiti nei confronti delle aziende agricole che hanno conferito pomodoro da industria nel corso della campagna 2016, più di 11mln di euro, e l’accordo sul prezzo del pomodoro da industria che ha fatto infuriare i produttori agricoli la situazione per Ferrara Food è sempre più complessa.

Stamattina i sindacati hanno incontrato i 14 dipendenti (7 operai e 7 impiegati) per spiegare loro la situazione. “Se non arriveranno notizie positive sulla campagna di quest’anno chiederemo al Prefetto di Ferrara un tavolo istituzionale per parlare con la proprietà” spiegano i sindacati. “Se arrivasse l’ipotesi concordato dovremmo avviare per quest’anno la richiesta degli ammortizzatori sociali” concludono Flai-Cgil e Uila-Uil di Ferrara. Nata della riconversione industriale dello stabilimento saccarifero Sfir di Pontelagoscuro, Ferrara Food oltre ai dipendenti a tempo indeterminato, conta anche una centinaio di lavoratori stagionali oltre all’indotto del comparto.

“Bisogna scongiurare la minaccia del fallimento e creare le condizioni per un passaggio di gestione in tempo utile per la campagna 2018, per dare una risposta positiva, sia alle esigenze di occupazione delle maestranze, in un territorio già martoriato da ripetute crisi aziendali, sia ai bisogni dei produttori agricoli di ottenere quanto di loro spettanza per il prodotto consegnato nel 2016” sottolineano le OP del pomodoro. “Ma anche per la necessità di non far venir meno uno stabilimento di lavorazione che rappresenta uno sbocco insostituibile per una delle colture strategiche rimaste sul territorio, dopo l’abbandono della bieticoltura”.

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