Ferrara, Guardia di Finanza scopre furbetti del ‘bonus locazioni’

Proseguono i controlli della Guardia di Finanza di Ferrara finalizzati a verificare il corretto impiego delle erogazioni pubbliche, messe in atto dal Governo per sostenere le famiglie e le imprese colpite dalle conseguenze negative determinate dalla diffusione del virus Covid-19.

Per prevenire e contrastare eventuali comportamenti illeciti, i finanzieri del Comando Provinciale di Ferrara, oltre alle altre iniziative già in atto (come ad esempio il controllo sui c.d. “fondi di garanzia” concessi alle imprese, i “buoni spesa”, il “reddito di emergenza” ecc.) stanno passando al setaccio le posizioni di diversi nuclei familiari che, in ragione dell’emergenza sanitaria in atto, hanno chiesto ai Comuni della provincia i “bonus locazioni”,dichiarando di aver subito perdite o rilevanti diminuzioni di reddito, o risultando ad esempio, in difficolta nel pagamento dei canoni di affitto.

Per l’avvio dei controlli sono stati richiesti, ai diversi Comuni della provincia, Ferrara, Cento, Bondeno, Terre del Reno, Comacchio e Codigoro, gli elenchi di coloro che hanno usufruito della particolare “misura di sostegno alla famiglia”, introdotta dal c.d. “Decreto Rilancio”. Sulla base dei dati finora comunicati dai Comuni, sono stati avviati specifici controlli che mirano a verificare la correttezza delle dichiarazioni presentate dalle persone interessate con i dati di cui la Guardia di Finanza può disporre attraverso l’interrogazione delle banche dati in uso, al fine di verificare l’esistenza dei requisiti dell’intero nucleo familiare per la concessione del “bonus locazioni”, come ad esempio: – essere titolari di un contratto di locazione ad uso abitativo regolarmente registrato o di un contratto per l’assegnazione di un alloggio; – avere un’ISEE al di sotto delle soglie previste (fra i 3.000 € e i 35.000 €); – aver subito una diminuzione del proprio reddito a causa dell’emergenza COVID-19; – non avere, tra i componenti del nucleo familiare, persone beneficiarie del reddito di cittadinanza o pensione di cittadinanza; – avere il permesso di soggiorno in corso di validità o avere richiesto il rinnovo del medesimo, nel caso di cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea.

Su una platea di circa 500 domande di contributo sono state analizzate un centinaio di autocertificazioni: 8 sono le posizioni irregolari finora riscontrate. Quattro casi riguardano nuclei familiari che non avevano diritto ad avere il contributo perché risultano percepire anche il “reddito di cittadinanza”, circostanza omessa all’atto della presentazione della domanda al Comune di residenza. A carico delle persone che hanno ricevuto illecitamente il sussidio, sono state applicate le conseguenti sanzioni amministrative (che vanno da un da un minimo di 5.164 euro ad un massimo di 25.822 euro senza superare però il triplo del beneficio indebitamente conseguito) e avviate le procedure per il recupero delle somme non spettanti, pari a circa 8.000 euro. Negli altri quattro casi i finanzieri hanno scoperto che altrettante famiglie avevano presentato prima la richiesta del “bonus locazioni” avendone tutti i requisiti e immediatamente dopo, prima di percepire materialmente il contributo, hanno inviato anche la domanda per ottenere il “reddito di cittadinanza”, eludendo di fatto i regolamenti comunali. I controlli incrociati con l’INPS che gestisce le domande del “reddito di cittadinanza” hanno svelato lo stratagemma architettato dai “furbetti” per avereentrambi i contributi: presentare le domande in tempi ravvicinati per non incorrere nel falso, perché per avere il “bonus affitti” non bisogna essere beneficiari, cioè non aver percepito, il “reddito di cittadinanza”.

Ma il raggiro è durato poco, anche grazie alla collaborazione dei Comuni interessati che stanno già provvedendo a recuperare le somme illecitamente intascate sulla base delle segnalazioni inviate dalla Guardia di Finanza. I controlli eseguiti, in un periodo caratterizzato da una diffusa richiesta di sussidi pubblici per sopperire alle difficoltà connesse alla pandemia da Covid 19 in atto, si inquadrano nel contesto delle diversificate attività a tutela della “spesa pubblica” che la Guardia di Finanza, quale forza di polizia economico – finanziaria, opera costantemente al precipuo scopo di assicurare che le misure di sussidio apprestate dallo Stato siano effettivamente destinate alle fasce più deboli e bisognose della popolazione e non siano invece preda di individui disonesti ed irrispettosi delle leggi

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