“Ferrara piange il sindaco che le ha restituito l’ambizione di capitale” il ricordo del sen.Dario Franceschini e del sindaco Alan Fabbri

“Ferrara da oggi è un’orfana. E’ come se fosse caduta una torre del Castello”.
Scrive, così, Dario Franceschini, amico di lunga data di Roberto Soffritti, di cui ricorda, innanzitutto, l’intelligenza amministrativa con cui ha saputo risvegliare nella città e nei suoi abitanti, l’orgoglio di una grande storia passata. Ma anche la capacità di credere che questo fosse possibile e la forza necessaria per realizzare il sogno di una Ferrara capitale del turismo, della cultura, del buon vivere. Non sempre in sintonia sul piano politico con chi poteva essergli a fianco nell’impresa, Roberto Soffritti ha pensato innanzitutto alla città e ai suoi concittadini, e ne ha cambiato, in qualche modo la storia e soprattutto l’immagine sulla quale ancora oggi si regge la sua fama nel mondo.
“Stavamo organizzando per lui una serata scherzosamente intitolata “Siamo tutti figli di Soffritti”, continua Franceschini. “A lui piaceva l’idea e chiedeva sorridendo “Quand’è che fate sta’ cosa?”. Sembrava un gioco ma era una verità, perché tutti a Ferrara, compagni di partito, amici, avversari politici, siamo cresciuti con lui e abbiamo imparato da lui. Io sono stato capogruppo della DC, alla sua opposizione in consiglio comunale, poi insieme abbiamo dato vita alla prima giunta Bianco-Rossa e sono stato suo assessore, poi siamo stati candidati contrapposti a Sindaco. Ma mai si è indebolita l’amicizia vera e la stima. Soffritti è stato senza dubbio il più grande Sindaco che Ferrara ha avuto nella sua storia, ha recuperato il ruolo che le spetta, facendo tornare alla città la sua ambizione da capitale.
Al ricordo del senatore Franceschini si uniscono tanti messaggi di cordoglio e di omaggio alla figura dell’ex sindaco, al di là di contrapposizioni partitiche. Fra questi il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, che riconosce in Roberto Soffritti “Un politico dalle visioni lungimiranti, un uomo e un amico che mi ha incoraggiato ad andare avanti nelle mie prime due campagne elettorali. Nei momenti di maggiore preoccupazione e di sconforto mi diceva: «Mo lasa lì, ta za vint!». E aveva ragione. Lo diceva senza alcuna invidia, senza chiedere mai nulla in cambio. Condividevamo idee di cambiamento per questa città nei nostri incontri, sia prima sia dopo che diventassi sindaco, anche quando questo significava andare contro quelle dei suoi alleati. Soffritti era un comunista, di quelli veri, di una volta, che tenevano davvero al territorio, allebattaglie per il lavoro e a non lasciare mai indietro le comunità locali. “
