Festa dellʼUnione Europea, la lettera di venti Capi di Stato

Mattarella ed altri 20 omologhi hanno indirizzato una lettera comune ai cittadini europei ricordando l’importanza di pensare al futuro comune: “Abbiamo bisogno di un’Unione forte ed efficace – si legge – un’Unione nella quale poterci identificare tutti, certi di aver fatto tutto il possibile a beneficio delle generazioni future.
Nel giorni in cui si assiste  ad un revival di tensioni tra l’Unione europea e il Regno Unito, per la pesca nelle acque della Manica, attorno all’isola di Jersey con pattugliamento di navi da guerra  francesi e inglesi  nelle acque della Normandia, ha ancora senso parlare il 9 maggio di Festa dell’Europa?.
Il  9 maggio ricorda il  giorno in cui  72 anni fa il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman disse, con la solennità che richiedeva quel passaggio storico,  «La solidarietà di produzione del carbone e dell’acciaio,  realizzata dalla CECA  farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile».
Una  dichiarazione storica per l’Europa che diede vita alla  Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) sancita col Trattato di Parigi del 18 aprile 1951 su iniziativa dei politici francesi Jean Monnet e Robert Schuman, il cosiddetto Piano Schuman o dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, del cancelliere tedesco Konrad Adenauer e del primo ministro italiano Alcide De Gasperi con lo scopo di mettere in comune le produzioni di queste due materie prime in un’Europa di sei paesi: BelgioFranciaGermania OccidentaleItaliaLussemburgo e Paesi Bassi,  era il passo iniziale del  processo federale europeo.
La solidarietà “di fatto” nei settori della produzione pesante di acciaio e carbone avrebbe infatti permesso ai Paesi del Vecchio continente di ricostruire dalle macerie dei conflitti mondiali un nuovo sistema internazionale che, proprio tramite una fitta rete di rapporti multilaterali, avrebbe reso qualsiasi guerra «non solo impensabile, ma materialmente impossibile».
Oggi la crisi fra UE e Gran Bretagna sembra aver bloccato  quel  processo di integrazione, che, a partire dai  Trattati di Roma del 1957  con cui fu costituita la Comunità economica europea, divenuta Unione europea nel 1992 , e seppure fra mille contraddizioni, ha dato vita al lungo periodo di pace vissuto dai Paesi dell’Unione.
Nonostante la Brexit, il 9 maggio resta una giornata importante per l’Unione Europea, come scrivono i capi di Stato e di governo di 21 Paesi Ue in un messaggio rivolto ai cittadini:
“Le sfide che ci si pongono come europei sono molteplici: dall’affrontare la crisi climatica e dalla creazione di economie verdi, in un contesto che rende necessario bilanciare la crescente competizione tra gli attori globali, alla trasformazione digitale delle nostre società. Avremo bisogno di sviluppare nuovi metodi e nuove soluzioni. Come democrazie la nostra forza consiste nel coinvolgere le molte voci presenti nelle nostre società per identificare il percorso migliore da intraprendere. Quante più persone parteciperanno”, mediante la Conferenza sul futuro dell’Europa, “a una discussione ampia e aperta, tanto meglio sarà per la nostra Unione”. Il progetto europeo, affermano, “non ha precedenti nella storia. Sono passati 70 anni dalla firma del Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio e 64 dalla nascita a Roma della Comunità europea. A quel tempo i leader trovarono soluzioni per unire un’Europa devastata dalla guerra. Trent’anni fa l’Est e l’Ovest dell’Europa hanno iniziato a connettersi più strettamente. Paesi molto diversi si sono uniti per formare l’Unione europea. Ciascun Paese ha le proprie esperienze storiche e sente il peso del proprio passato, con il quale fare i conti da solo e nel rapporto con altri Paesi”.
“Il progetto europeo è un progetto di pace e riconciliazione. Lo è stato fin dalla sua concezione, e rimane tale oggi. Sosteniamo una comune visione strategica per l’Europa, un’Europa nella sua interezza, libera, unita e in pace”.

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