Finanziamento ai Partiti: lo stop del governo

letta

Dopo quasi 40 anni, sembra proprio che il finanziamento pubblico ai partiti politici sia destinato ad andare in soffitta, e ad essere sostituito da un sistema di contribuzione volontaria.

Lo ha deciso il consiglio dei ministri, adottando un decreto legge che – secondo quanto è stato annunciato dallo stesso presidente del consiglio Enrico Letta – ricalca il testo del disegno di legge già approvato in ottobre dalla camera dei deputati ma non ancora esaminato dal Senato.

Ci saranno due modi per contribuire ai bilanci dei partiti: con donazioni volontarie soggette a un tetto massimo di 300mila euro per i privati, di 200mila per le società; oppure destinando a un partito prescelto il due per mille delle proprie. Con un vincolo importante: se il contribuente non effettuerà scelte, il due per mille non verrà assegnato ad alcun partito ma rimarrà allo Stato.

Il meccanismo entrerà in vigore con un meccanismo graduale, che andrà a regime nel 2017: va sottolineato che il testo adottato dal consiglio dei ministri prevede anche che i bilanci dei partiti siano certificati da società di revisione esterne.

Il finanziamento pubblico dei partiti venne introdotto nel 1974 da una legge che aveva come primo firmatario Flaminio Piccoli, all’epoca esponente di primo piano della Democrazia Cristiana. Fu approvata in brevissimo tempo. Nel 1993 un referendum stabilì che quel finanziamento doveva essere abrogato, ma il responso referendario venne sostanzialmente aggirato, e da allora si cominciò a parlare di rimborsi elettorali, sempre erogati dallo Stato.

Sino al decreto del governo, che sostanzialmente rende del tutto volontario il contributo dei cittadini ai partiti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *