Fondazione Carife: si vende?

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Alla situazione economica grave del Paese e del territorio ferrarese, si aggiunge la mancanza, che si è fatta in questi anni sempre più sensibile della presenza, a fianco di Istituzioni, imprese, privati cittadini della banca considerata da sempre l’istituto di credito dei Ferraresi e della città. Di ieri la notizia che la stessa Banca d’Italia avrebbe suggerito a Carife e al suo azionista di maggioranza, la Fondazione Carife, di cercare un partner industriale per far rientrare i conti ancora pesantemente in rosso della Cassa.

Vendere o non vendere? restare proprietari di una quota di maggioranza o

scenderne al di sotto e incamerare quei capitali freschi che consentano alla banca, in questo caso Carife, di far fronte alle richieste del territorio oltre che di Bankitalia? sono queste le domande che ormai da tempo i vertici Carife e del suo azionista di maggioranza la Fondazione Carife si pongono. Domande diventata pressante da quando, dopo l’ultima ispezione di BANKITALIA, è stata lo stessa Banca centrale del Paese a suggerire la ricerca di un partner industriale per Carife. Una richiesta che comporterebbe per la Fondazione l’individuazione di un nuovo azionista, una banca in questo caso, disposta a diventare socio di maggioranza o comunque, di rilievo, per Carife. Quattro anni di bilanci in rosso per la storica banca dei ferraresi , nessun dividendo per i soci, la prospettiva di una cura da cavallo per l’economia del territorio, quale è la ricetta che il presidente Carife, Sergio Lenzi, ha illustrato nell’assemblea dei soci del 30 aprile scorso, elencando fra i possibili rimedi per riportare il bilancio in pareggio, la vendita dei crediti deteriorati, l’ottimizzazione degli impieghi, una erogazione di credito solo ad aziende senza problemi, assai rare in questo momento di grave recessione del Paese. Una situazione che comporta sia per Carife che per la Fondazione, l’impossibilità di essere al fianco delle iniziative del territorio, come tradizionalmente si è verificato in questi 175 anni, in cui la Cassa è stata il grande mecenate della città edella provincia. Così ieri nel corso dell’assemblea dei soci della Fondazione sono volati un po’ di stracci, come sempre quando si cercano le responsabilità di risultati negativi. Di chi le colpe? della precedente gestione della Banca, di quelle politiche di espansione, che per dieci anni hanno portato tanti utili ai soci della Banca, per poi trasformarsi in un cappio pericolosissimo? e l’attuale CDA ? ce l’ha messa tutta o non ha saputo gestire la gravità della situazione? E la Fondazione, ci si è chiesti, ha saputo controllare adeguatamente? e mentre gli azionisti piangono sul valore più che dimezzato delle azioni, le notizie ufficiali dicono che la Fondazione ha nominato un advisor e un consulente legale, già consulenti Carife, per “effettuare da subito ogni utile approfondimento sul mercato, sulle prospettive e sulle possibili sinergie”.Per l’immediato futuro, intanto, si attende l’esito dell’ispezione di Bankitalia.

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