Gentilezza, Amicizia, Coraggio…“il linguaggio della rivoluzione”.

Le parole che pronunciamo, il linguaggio con cui ci esprimiamo è ciò che rappresenta meglio il nostro mondo interiore. Ma perché il mio pensiero arrivi agli altri, serve prima di tutto che il mio linguaggio sia comprensibile, poi, che chi mi ascolta lo usi abitualmente o non abbia pregiudizi sulle parole che uso.

Roland Barthes, semiologo e linguista francese, ha scritto “io posso essere inteso da tutti […], ma al tempo stesso posso essere ascoltato solo da chi usa esattamente  il mio stesso linguaggio” .

Parto da qui per dire come nella scelta di un libro siano importanti le parole con cui il titolo ce ne annuncia il contenuto. In questi giorni sono tre i libri che hanno attirato la mia curiosità: “Della gentilezza e del coraggio” di Gianrico Carofiglio, Fratelli tutti, di Papa Bergoglio, La monarchia della paura di Martha C. Nussbaum. Un ex magistrato e scrittore italiano, la massima autorità religiosa e di governo della Chiesa cattolica, di nazionalità argentina, una filosofa statunitense, docente di Legge e di Etica all’Università di Chicago.  Tre libri che parlano di emozioni e sentimenti soggettivi per vederne la declinazione nella vita sociale e politica. Emozioni e sentimenti che governano la nostra vita, senza che ce ne rendiamo conto.

Nel titolo del saggio di Carofiglio, presentato come “Breviario di politica e di altre cose”, ho trovato due parole ”Gentilezza e coraggio”, scomparse dalla conversazione pubblica, che da tempo ha relegato i cosiddetti buoni sentimenti nella sfera del “buonismo”, deriso come benevolenza fasulla..

Nel sotto-titolo dell’ Enciclica sociale di papa Francesco le parole fraternità e  amicizia sociale aprono ad un mondo nuovo.

Nel terzo saggio, Martha Nussbaum analizza le emozioni primitive a partire dalla paura, che oggi domina, secondo la studiosa, le relazioni umane di ampie fasce sociali negli Stati Uniti e in altri Paesi dell’Europa e del mondo.

La paura, emozione necessaria alla sopravvivenza, quando non è governata dalla ragione, genera  sentimenti negativi come la rabbia, l’invidia, e altri ancora più feroci, come l’odio e il disgusto, di cui Martha Nussbaum analizza e descrive le manifestazioni diffuse nella cultura americana odierna.

La diffusa paura della nostra epoca, scatenata dai cambiamenti indotti dalla globalizzazione  e dall’evoluzione inarrestabile della  tecnologia, non solo provoca sentimenti di ostilità fra i gruppi sociali, ma è diventata un’attitudine istintiva a cercare il colpevole delle nostre insicurezze nei più deboli o nei più ragionevoli. Le conseguenze politiche di questa attitudine è sotto gli occhi di tutti negli Stati Uniti, come da noi.

La paura legata al senso di impotenza blocca il ragionamento, la gentilezza di cui parla Carofiglio è il suo esatto contrario, perché, mentre accetta il conflitto, sceglie di spuntare le armi dell’aggressività dell’avversario con la cedevolezza, che non è mitezza, né buone maniere, ma “il più potente strumento per disinnescare le semplificazioni che portano all’autoritarismo e alla violenza”, come scrive Carofiglio.

Ciò che voglio sottolineare, in questa contrapposizione paura-aggressività vs gentilezza-coraggio, è la diversa concezione dell’avversario, che per la persona gentile non è mai il nemico da  vincere o da manipolare ridicolizzandolo,  mentre per la persona dominata dalla paura è sempre il colpevole di tutti i nostri guai, da odiare o da disprezzare.

La riabilitazione dell’altro come essere umano, degno di rispetto per quanto diverso da noi, capovolge la prospettiva da cui nascono l’odio sociale e l’intolleranza.  Siamo in un campo semantico, e quindi in una cultura, molto vicina a quella che ci prospetta l’enciclica Fratelli tutti. Da qui credo debba partire il cambiamento di cui sentiamo da tempo la necessità, quando parliamo di un mondo più giusto, dove il progresso si concili con l’uguaglianza dei diritti per tutti gli abitanti del pianeta e con il rispetto degli uomini per il pianeta stesso.

La fratellanza di papa Francesco implica la capacità di” riconoscere all’altro il diritto di essere se stesso e di essere diverso”,  rifiuta la violenza e va ben oltre la tolleranza, perché riconosce l’uguaglianza dei  diritti, favorisce la cultura dell’incontro  e l’amicizia sociale, che nei confronti dei più deboli si manifesta come solidarietà.

E’ una scelta di coraggio, in fin dei conti,  quella che predica papa Francesco, una vera e propria rivoluzione contro la paura.

Un coraggio necessario per costruire una società di donne e di uomini, che non voltano le spalle al dolore dei più deboli, né per indifferenza, né perché troppo presi da altro. “Fratelli tutti” disegna un mondo diverso dall’attuale, popolato da donne e uomini che scelgono l’identità del buon Samaritano, non quella del viandante indifferente, schiavo del proprio egoismo e fondamentalmente incapace di cambiare il presente nella pace,  nella fiducia che un mondo più giusto sia davvero possibile.

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