Geologi: “Italia rischia un disastro al giorno”

05 geologi“L’Italia rischia un disastro al giorno per l’incapacità di gestire il territorio”.

L’allarme arriva dai geologi che a Longarone, per ricordare la strage del Vajont hanno organizzato, tre giorni di convegni sul tema della sicurezza del territorio, un momento per un importante esercizio di prevenzione.

I geologi alzano la testa ed in occasione del tragico anniversario della strage del Vajont ricordano come la loro voce debba essere ascoltata per prevenire ciò che sul territorio può accadere. “Ciò che sta in superficie si vede ma spesso si trascura l’invisibile sottosuolo perché in Italia ogni giorno si si rischia il disastro per incapacità di gestire il territorio”. Per i geologi, che in questi giorni stanno tenendo convegni per spiegare ed analizzare le cause che hanno provocato una strage che poteva e doveva essere evitata, il rischio di ripetere errori e purtroppo ancora molto alto. A partire dalla incapacità di gestire il territorio: “ancora oggi ad esempio non vengono regimentate le acque del sottosuolo e non si controlla la presenza di sedime a rischio frana, spiegano i geologi.

Un appello per chiedere un ruolo primario del geologo che deve affiancare, dice la categoria, altre figure professionali. “nella 05 geologi-3realizzazione delle grandi, medie e piccole opere, spiega il presidente dell’ordine nazionale, Gian Vito Graziano, “non si può più pensare che si debbano piegare, a semplici questioni ingegneristiche, gli interessi del fragile e complesso territorio italiano e della popolazione. E se il legislatore ha individuato la necessità della presenza del geologo nella realizzazione delle opere, troppo spesso, a cominciare dallo Stato, la nostra figura viene chiamata ad intervenire solo a disastro avvenuto”, lamenta il numero uno dei geologi italiani.

Nella strage del Vajont una parte della geologia ha commesso degli errori: nella fase dello studio preliminare della progettazione dell’opera, se solo si pensa al fatto che la diga non avrebbe dovuto essere costruita dove è stata costruita; li ha commessi nella fase della costruzione e forse ancor di più, nella fase dei controlli. Errori commessi, ha proseguito Graziano, in compagnia di ingegneri e tecnici che sbagliarono modelli, che non seppero capire e soprattutto che non ebbero la forza ed il coraggio di fermare tutto quando era ancora possibile. Ed in compagnia di funzionari pubblici che non controllarono, che approvarono progetto e varianti, una dopo l’altra, senza porsi molte domande, senza richiedere un minimo di verifiche, che non diede ascolto agli altri geologi che invece avevano capito e che allertarono chi preferì non far sapere e non intervenire.

Eppure nessuno volle guardare, ha concluso il numero uno dei geologi, nessuno volle approfondire: la geologia, l’ambiente fisico, le condizioni al contorno erano poca cosa rispetto agli interessi economici in gioco. Ancora oggi troppo spesso la geologia è poca cosa rispetto agli interessi economici in gioco.

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