In famiglia ai tempi del lock down

 

Ogni giorno Gian Andrea ed Emma si dividono gli spazi della casa, ognuno ha il suo PC per il lavoro e le lezioni on line, si vedono a pranzo e a cena, talvolta per il break pomeridiano. La convivenza è inaspettatamente scorrevole, quando si incontrano parlano di tutto un po’: il passato lontano e recente, la vita di prima, i fatti della giornata, il futuro a medio e breve termine.

La sera a cena “E’ il momento più bello della giornata”, dice Gian Andrea, docente di materie scientifiche, separato dalla moglie da due anni, padre  di Emma, 15 anni, e di Luce, 19 anni, universitaria ormai indipendente e fuori sede. Questa situazione ha persino migliorato il rapporto con Luce (la grande) con la quale si sente periodicamente in video call e con la quale riesce ora a comunicare in modo più sereno e profondo rispetto alla precedente fase di contestazione genitoriale.

Gian Andrea fa parte di un gruppo di auto-mutuo-aiuto formato a Ferrara due anni fa da genitori di figli adolescenti, e questa è l’occasione che ci ha fatto entrare in contatto. Io alla ricerca di fil rouge che partano dalla famiglia, lui disponibile a raccontarmi la sua vita nella fase del lockdown.

Emma si è trasferita a casa del papà a gennaio. Il lockdown li ha colti di sorpresa, come tutti, costringendoli ad imparare su due piedi nuove abitudini e a fare piazza pulite di quelle precedenti.

“Come padre mi considero molto fortunato, dichiara subito, questa clausura mi ha dato la possibilità di stare a lungo con mia figlia, un’adolescente con tutti gli entusiasmi e le paure di questa età, tanti sogni e il desiderio di affrancarsi dalla tutela della mamma … molto protettiva.

Mia figlia,  come tutti gli adolescenti è in cerca di sicurezze, ma non mi sembra affatto spaesata, anzi, credo, aggiunge,  che questa esperienza le abbia consentito di porsi nuove domande. Non l’ho vista impaurita dalla minaccia del contagio, è relativamente consapevole del rischio, ma non drammatizza e  guarda con occhio critico i ragazzi che pensano di festeggiare la fine del lock down con una bevuta da sballo. Direi che in questi mesi è diventata più consapevole, autonoma e in qualche modo più saggia.

Emma sente molto, e non lo nasconde- la mancanza dell’incontro quotidiano con i compagni di scuola. Il suo desiderio più forte, nell’ epoca dei social e delle video-chiamate,  resta, comunque,  quello di rivedersi a tu per tu con  gli amici.”

Impariamo da Gian Andrea, che in queste settimane padre e figlia non si sono persi in lamenti nostalgici. Hanno imparato insieme ad osservare le misure di autotutela, si sono rassegnati a vedere gli amici soltanto su Skype, a fare a meno di abitudini consolidate. A differenza di molti nuclei famigliari, che  vivono male questa clausura per i più diversi motivi (la casa troppo angusta, relazioni già prima difficili, ecc …), la vita della loro atipica famiglia pare funzionare bene. Forse conta il fatto, aggiunge Gian Andrea, “ che le nostre giornate sono da un lato all’ insegna del massimo rispetto della libertà di ciascuno, ma anche del rispetto dell’ordine degli spazi comuni.” Gian Andrea non entra in camera di Emma, Emma non lascia in disordine il resto della casa. Poche regole reciproche e paritarie per evitare che la casa, come a volte può succedere, si trasformi in una prigione; come peraltro svelano le statistiche, che parlano di un aumento in questo periodo di episodi di intolleranza e di violenza domestica”.

Quando il discorso scivola sulla nuova esperienza dell’insegnamento a distanza, Gian Andrea si conferma per quello che mi è apparso: un uomo pronto ad accogliere le novità, con un mix di realismo e di entusiasmo. ”La Didattica a Distanza o DAD mantiene i contatti. Certo, la Didattica in Presenza è insostituibile, ma le dinamiche sono simili a quelle in classe: quelli che partecipavano prima, partecipano anche adesso e quelli che stanno nelle retrovie, lo sono anche ora. Non è la scuola a cui si può ambire, ma  è un’ottima opportunità”

Pur confessando di non poter pensare ad una scuola che viva solo di lezioni a distanza, questa esperienza lo ha convinto perché ha dato ai docenti la possibilità di non far sentire abbandonati a se stessi i ragazzi in un’età in cui è facile sentirsi  privi di punti di riferimento.

“I giovani, incalza Gian Andrea, vivono di riflesso le ansie degli adulti. Genitori e insegnanti in questo momento sono chiamati a non trasmettere loro il disagio che inevitabilmente affiora nella quotidianità. “Possiamo farlo,  se pensiamo che stiamo vivendo una fase di emergenza. Quindi a scadenza. E’ inevitabile sentirsi tutti un po’ spaesati, ma da insegnanti dobbiamo  mettere da parte le ansie sul completamento dei programmi, da genitori dobbiamo abituarci a ragionare con loro sullo stress, quando ci assalgono momenti di sconforto, per capire come fronteggiarlo insieme.”

Gian Andrea ritiene che i docenti dovrebbero vivere la DAD in un ottica di Dipendente Pubblico, che cerca di dare una mano al proprio Paese sollevando le famiglie da una potenziale ulteriore ansie, quella di vedere il percorso formativo del figlio altrimenti completamente interrotto. In quest’ottica la DAD dovrebbe essere basata, come dicono le indicazioni ministeriali, su una intensa relazione a distanza tra docente e discente, evitando di caricare banalmente compiti sul registro elettronico”.

Anche per questo, sottolinea il Gian Andrea-genitore, il gruppo di auto-mutuo-aiuto in queste settimane ha continuato ad incontrarsi on line, nonostante qualche intoppo in più di natura tecnologica e legato alla non uniforme confidenza con i mezzi tecnologici di alcuni “over – anta”.

“Non ci siamo fermati, informa, perché questo è un momento in cui aiutarci reciprocamente è utile. Non importa essere connessi 24 ore su 24, importa avere le relazioni giuste”.

Siamo d’accordo con lui, che conclude in modo lapidario la nostra conversazione telefonica “Mettere la nostra esperienza a disposizione del gruppo per confrontarci sui nostri problemi di genitori, in fondo, dice,   è un buon modo per non sentirci a nostra volta soli.”

n.d.r.

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’auto-mutuo-aiuto (AMA) come l’insieme di tutte le misure adottate da figure non professioniste per promuovere, mantenere o recuperare la salute, intesa come completo benessere fisico, psicologico e sociale di una determinata comunità e considera la cultura della mutualità e i gruppi di auto-mutuo aiuto una risorsa fondamentale, perché capace di restituire ai cittadini che vivano un disagio responsabilità e protagonismo, perché permette di umanizzare i servizi rivolti alle persone, perché può aiutare a cercare il benessere delle comunità locali.

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