Giornata internazionale dell’Educazione: ma ancora oggi 258 milioni di bambini e ragazzi non vanno a scuola

“L’educazione è un diritto umano, un bene pubblico e una responsabilità pubblica”, ma oggi “258 milioni di bambini e ragazzi non vanno a scuola”, mentre sono “617 milioni” le persone che non sanno leggere e fare i calcoli. “Meno del 40% di ragazze nella regione sub-sahariana riesce a finire gli studi e 4 milioni di ragazzi e giovani rifugiati non riescono ad andare a scuola”.

Sono dati che l’Unesco pubblica oggi, in occasione della seconda Giornata internazionale dell’educazione, scandita dal motto “Imparare per le persone, il pianeta, la prosperità e la pace”.

Per questa ragione due anni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata internazionale dell’Educazione con l’intento di celebrare il ruolo dell’istruzione nell’educazione alla pace e allo sviluppo sostenibile

Pace e sviluppo sostenibile sono certamente gli obiettivi verso cui dovrebbero tendere gli uomini di buona volontà di ogni Paese del mondo, in un’epoca in cui da decenni una economia distruttrice delle risorse del pianeta ha prodotto un degrado che, stando agli allarmi degli ecologisti, è prossimo al punto del non ritorno. Sono risorse a termine, ma soprattutto sono risorse distribuite in modo diseguale, tanto da creare conflitti striscianti, azioni di guerra fra Stati e anche all’interno di uno stesso Stato.

Contro queste politiche si è schierato l’Onu nel 2000 con la dichiarazione del Millennio e con la proposta di 8 obiettivi per uno sviluppo equo e sostenibile da raggiungere entro il 2015. Tre gli obiettivi prioritari: eliminare la povertà estrema e la fame, assicurare l’istruzione primaria universale, promuovere l’uguaglianza di genere e l’autonomia delle donne,. Obiettivi ripresi nei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 che mette la terzo posto la salute e il benessere delle persone e al punto quarto un’istruzione inclusiva ed equa per tutti, e in più riunisce per la prima volta in un solo documento programmatico lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà.

L’istruzione è riconosciuta ancora una volta come un fondamentale diritto umano che apre la via all’uguaglianza e contrasta la povertà offrendo ai bambini di tutto il mondo la chance di un futuro migliore.

Lo stesso diritto riconosciuto dall’art. 26 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, secondo cui l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, a promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

In questa ottica un’educazione accessibile a tutti e di qualità dovrebbe essere  volta ad uno sviluppo e uno stile di vita sostenibile, ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta, alla cittadinanza globale e alla valorizzazione delle diversità culturali e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile”.

Sono parole bellissime, che appaiono di straordinaria attualità in questi giorni in cui si celebra nel mondo la memoria della Shoa, non  come rito, ma come conoscenza delle cause che portarono a quegli orrori e come educazione alla pace.

Messe a confronto con la realtà restano però parole molto lontane dai fatti come ci ricorda quasi ogni giorno Papa Francesco che nella Giornata mondiale per la cura del creato. Ha lanciato un forte richiamo ad una “giustizia riparativa”.

Ed è a partire dall’analisi del ruolo che appartiene alla scuola nella costruzione di uno sviluppo ispirato ai valori della Costituzione Repubblicana del nostro Paese, valori di libertà, eguaglianza, solidarietà che l’economista Patrizio Bianchi, titolare della Cattedra Unesco “Educazione, crescita, eguaglianza” dell’ Università di Ferrara, ha presentato in streaming venerdì 22 gennaio il suo recente saggio  “Nello specchio della scuola. Quale sviluppo per l’Italia” insieme ai proff.  Domenico Simeone, preside della Facoltà di Scienze della formazione e Rita Locatelli, Cattedra Unesco “Education for Human Development and Solidarity among Peoples” entrambi dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore.

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