Giovani e donne delusi dal PNRR: manifestazione a Roma

“Non ci sarà una ripresa equa e sostenibile senza la valorizzazione del ruolo delle donne nella società.” A sostenerlo  sono due movimenti nati sulla spinta della pandemia, il Giusto Mezzo, costituito da donne,  Uno non basta, espressione di gruppi di giovani, che,per  oggi, 30 aprile, giorno della presentazione del Piano di Ripresa e Resilienza all’Europa hanno indetto una manifestazione alle 15 in piazza Montecitorio a Roma per accendere i riflettori sull’inclusione di genere e sul sostegno per i giovani.

 

Le donne, che   hanno lottato in prima linea in casa, in famiglia, nei luoghi di cura , che hanno pagato più di tutti la crisi economica prodotta dall’epidemia, vanno considerate al centro della ripartenza: è questo ciò che chiedono prima di tutto le donne riunite nel movimento Il Giusto mezzo  che in questi giorni ha inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Governo.per evidenziare i tanti  problemi irrisolti della nostra società, che “non riguardano solo le donne, ma lo sviluppo sano ed equo di tutti: come la denatalità, la povertà educativa, il disinteresse per l’infanzia, la mancata conciliazione famiglia-lavoro, l’insufficienza del welfare, la disoccupazione femminile”.
E’ un appello ad affermare diritti di uguaglianza, ma anche a valorizzare  il contributo che le donne sono in grado di dare alla rinascita del Paese. Il richiamo ad un riconoscimento che la stessa Europa chiede ai Paesi membri imponendo la parità di genere come principio trasversale per l’approvazione dei Recovery Plan nell’ambito del Next Generation EU.

Se è vero che, come ha detto in Parlamento il presidente del Consiglio Mario Draghi,  il governo vuole “consegnare alle nuove generazioni un paese più moderno” grazie ai fondi europei e alle riforme da mettere in campo per incentivare la ripresa economica, non è possibile lasciare ancora in disparte i saperi, i talenti, le capacità inespresse delle donne a causa del perpetuarsi di uno squilibrato rapporto fra i generi nei luoghi di lavoro e dove si prendono le decisioni che riguardano la collettività.

(N.d.R. Secondo l’Indice 2020  curato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) (su dati raccolti nel 2018) a fronte del punteggio del 67,4% dell’Unione sull’uguaglianza di genere, l’ Italia non supera i 63 punti, ed è prevedibile che la situazione possa peggiorare se si osservano i dati odierni sull’occupazione femminile,  su cui Covid 19 ha inciso pesantemente.) Con la manifestazione #unavocenonbasta indetta dai due movimenti, “gli attivisti e le attiviste ritengono che i fondi stanziati nel PNRR per donne e giovani siano insufficienti per creare un’Italia giusta, con un welfare che non costringa le donne a scegliere tra famiglia e carriera, che riconosca i giovani come ricchezza, con maggiore occupazione e un minore divario tra Nord e Sud, con nessuna differenza di salario tra uomini e donne. I soldi del Next Generation Eu sono un’occasione unica, oltre che un debito che ripagheranno le future generazioni.”

E mentre danno un giudizio positivo sulla  introduzione della Valutazione di Impatto  Genere sugli investimenti, lamentano i pochi  i fondi previsti per gli asili nido, le strutture per l’infanzia,  e a favore dell’imprenditoria femminile, Senza contare che non vi è nulla sul congedo di paternità. I fondi stanziati nelle varie missioni per le donne, concludono, sono insufficienti per coloro che rappresentano il 51% della popolazione».

Mentre i giovani di Uno non basta  affermano che  «Sebbene ci sia un’attenzione per le generazioni future – – nel piano ci sia poca attenzione sui problemi dell’occupazione giovanile nell’immediato, mentre osservano che il focus sui giovani trasversale alle varie missioni sia poco argomentato e utilizzato più per una funzione retorica che per spostare l’accento sulle giovani generazioni nda coinvolgere a pieno ritmo nel piano di una vera ripresa .

 (D. Bighinati)

(N.d.R. Secondo l’Indice 2020  curato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) (su dati raccolti nel 2018) a fronte del punteggio del 67,4% dell’Unione sull’uguaglianza di genere, l’ Italia non supera i 63 punti, ed è prevedibile che la situazione possa peggiorare se si osservano i dati odierni sull’occupazione femminile,  su cui Covid 19 ha inciso pesantemente.)

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