Gli avversari politici si sconfiggono attraverso il civile confronto delle idee. Guai a volerne l’eliminazione!

Gli avversari politici legittimamente si contrastano e altrettanto legittimamente si possono sconfiggere attraverso il voto.
Le sfide elettorali servono a questo, a misurare, cioè, attraverso il confronto delle idee chi sa conquistare la maggioranza dei consensi degli elettori.
Sono le regole fondamentali della democrazia costituzionale e partecipativa, sancite dalla nostra Costituzione, che affida al voto il compito di individuare la/le forze politiche cui i cittadini affidano il ruolo di maggioranza e con esso il compito difficile di governare una comunità nel rispetto delle minoranze.

Minacciare gli avversari di eliminazione non solo travalica ogni prospettiva di confronto democratico, ma viola gravemente anche le regole della convivenza civile.
Sostituire all’uso dialettico della parola, il linguaggio della violenza trasforma a lungo andare il confronto delle idee in uno scontro violento senza vie di uscita, che non sia l’eliminazione dell’avversario trasformato nel “nemico”.

Per questo non avremmo mai voluto sentire da un rappresentante della maggioranza politica al governo della nostra città – maggioranza frutto di libere elezioni democratiche- le minacce che ripetutamente il vicesindaco di Ferrara ha affidato ad un messaggio audio video diffuso su face book, in cui l’uso volgare e violento dell’espressione “vi farò molto male”, suona come intimidazione gravissima nei confronti dell’avversario politico, di cui si minaccia, dopo la eventuale sconfitta elettorale, l’eliminazione.
Ma dove siamo finiti? Come è possibile dimenticare quello che la storia del recente passato dovrebbe averci insegnato, e cioè che il tentativo di ideologie contrapposte di eliminarsi a vicenda non porta che a scontri dolorosi per intere popolazioni?

Bisogna smettere di alimentare lo scontro, urge tornare ad una dimensione civile e pacifica del confronto, per quanto aspro esso possa essere.
E’ necessario ritrovare la disponibilità a parlarci per costruire insieme il futuro della nostra comunità cittadina e regionale, qualsiasi sia l’esito delle imminenti elezioni.

Non è un’esortazione buonista, ma un appello dettato dalla fede nel valore della democrazia, per quanti limiti essa possa avere.
A questo proposito voglio ricordare anch’io le parole pronunciate il 26 giugno 1946 all’Assemblea Costituente da Giuseppe Saragat, che ne fu il primo Presidente. Parole ,a mio avviso sempre attuali, ricordate di recente sia dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sia dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Parole illuminanti, che non hanno perso il loro valore di guida del comportamento sia degli eletti , che degli elettori. Eccole!
“Voi, eletti dal popolo, riuniti in questa Assemblea sovrana, dovete sentire l’immensa dignità della vostra missione. A voi tocca dare un volto alla Repubblica, un’anima alla democrazia, una voce eloquente alla libertà.
Dietro a voi sono le sofferenze di milioni di italiani; dinanzi a voi le speranze di tutta la Nazione.
Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide.”
D.B.

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